Nella querelle che è stata scatenata dalle improvvide affermazioni rilasciate da Goldman Sachs in una recente riunione con gli investitori, si sono inserite nelle ultime ore le parole distensive di Wu Xiaoling, ex vicepresidente della People’s Bank of China (PBoC).

Il quale ha cercato di affrontare in maniera meno passionale il discorso relativo al Bitcoin, mettendone in luce i lati positivi e anche qualche magagna ancora da affrontare.

Le parole di Wu Xiaoling

Le affermazioni di Wu Xiaoling sono state pronunciate nel corso della presentazione di un suo libro, “Talking to Top Cadres about Digital Currencies”.

Una riunione la quale ha visto il banchiere elogiare Bitcoin alla stregua dell’applicazione commerciale più riuscita, almeno al momento, della tecnologia blockchain.

Ricordando al contempo che se l’icona della crittografia ha una base di mercato come valuta privata, è però per ora confinata in questo campo.

Inoltre ha rimarcato una serie di debolezze intrinseche, che ne frenano lo sviluppo, a partire da una volatilità che è ancora troppo pronunciata.

Allo stesso tempo ha affermato la sua fiducia nella risoluzione di gran parte delle problematiche legate agli asset digitali, esortando le persone ad approcciarsi con prudenza al settore.

Il Partito Comunista Cinese ha pubblicato un libro sulla blockchain

L’atteggiamento molto equilibrato dell’ex numero due di PBoC non stupisce assolutamente, alla luce della sempre maggiore attenzione del Partito Comunista locale verso monete virtuali e blockchain.

Per quanto riguarda il secondo aspetto va infatti sottolineata la recente pubblicazione di un libro proprio da parte del partito Stato, teso a educare i suoi membri sulle grandi opportunità offerte dall’innovazione nel settore finanziario e monetario.

Un libro il quale ripercorre in maniera molto accurata le tappe che hanno contrassegnato la nascita di Bitcoin e Altcoin, mettendo in evidenza le storture della finanza tradizionale.

L’innovazione guida l’azione di Pechino

Il libro pubblicato dal Partito Comunista sembra la più plastica testimonianza della decisione con cui Pechino sta procedendo sulla strada dell’innovazione.

Se lo yuan digitale è ormai in avanzato stato di prova in cinque grandi aree metropolitane della Cina, il governo continua a riservare grande attenzione alla blockchain, dando grande impulso al settore con provvedimenti normativi e iniezioni di liquido tese a sostenere lo sviluppo del settore.

Uno sviluppo che è del resto ampiamente confermato dalle statistiche, secondo le quali il gigante orientale è ormai capofila nella graduatoria relativa ai brevetti basati su blockchain a livello globale.

Mettendo inoltre in evidenza una progressione che sembra farsi sempre più imperiosa, soprattutto se rapportata al passo della concorrenza.