Le recenti dichiarazioni arrivate da Goldmans Sachs a proposito di Bitcoin sembrano aver destato notevole fastidio, non solo all’interno della comunità dei criptofans, ma anche del mondo bancario tradizionale.

Lo dimostra la risposta messa a punto da Swissquote Bank, che non ha esitato ad usare parole molto dure.

La risposta di Swissquote Bank

Ad incaricarsi di mettere a punto una risposta non solo articolata, ma anche molto dura, è stato Chris Thomas, responsabile delle risorse digitali di Swissquote.

Secondo il quale la critica dell’istituto bancario statunitense non solo è “molto unilaterale e ingiusta nei confronti della comunità cripto”, ma rappresenta anche un vero e proprio disservizio verso gli investitori di Goldman Sachs.

Cosa aveva affermato Goldman Sachs

Perché la critica di Goldman Sachs sta destando reazioni così piccate e da più parti?

In effetti si era trattato di una vera e propria stroncatura.

Oltre a dichiarare che le criptovalute non rappresentano una classe di attività, il rapporto si spingeva ad affermare che Bitcoin offriva sostanzialmente molto poco in termini di logica di investimento, risultando in definitiva troppo volatile per poter essere gestito.

I punti salienti della risposta

Secondo Thomas, affermare che le monete virtuali non sono una classe di attività significa ignorare le solide basi di questi asset emergenti basati su principi crittografici tanto più necessari in un mondo in cui molte attività, se non tutte, verranno tokenizzate.

Inoltre il voler mettere in risalto la volatilità di Bitcoin legandola al dato di un giorno, il 12 marzo, in cui il token ha perso il 37% del suo valore non suona bene, considerato il -333% fatto registrare dai mercati petroliferi solo un mese dopo.

L’isolamento di Goldman Sachs

Sembra proprio che Goldman Sachs sia rimasta isolata nella sua crociata contro Bitcoin e criptovalute in generale.

Non solo i fondi di investimento sembrano puntare con decisione sugli asset digitali, ma anche JP Morgan ha dato vita ad un mutamento di rotta negli ultimi mesi, varando peraltro il suo JP Coin.

Al fronte si aggiunge anche Bloomberg Intelligence, il quale ha di recente pubblicato un rapporto in cui Bitcoin e oro fisico rappresentano in questo particolare momento storico i candidati ideali per dare vita ad una notevole crescita.

Un coro quindi sempre più autorevole, il quale sembra andare nella direzione esattamente contraria a quella indicata da Goldman Sachs.

Tanto da spingere sempre Chris Thomas a ricordare maliziosamente che la stessa banca non rappresenta un modello in fatto di previsioni, alla luce di quanto previsto a dicembre 2019, quando aveva previsto un prezzo medio di 63 dollari per il petrolio, nel 2020.