Come è ormai noto, l’Iran è uno dei Paesi sottoposti ad embargo da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Un blocco che ha effetti di larga portata sull’economia del Paese, provocando tensioni sociali su cui probabilmente si punta per favorire un auspicato mutamento di regime che, però, per ora sembra estremamente improbabile.

La pressione che ne consegue, ha quindi spinto le autorità di Teheran a guardarsi intorno alla ricerca di possibili vie d’uscita. Tra quelle che sono state individuate, c’è anche il mining di Bitcoin.

Mining di Bitcoin: le condizioni dell’Iran sono ideali

Il mining ha bisogno di condizioni ideali per poter dispiegare tutte le sue potenzialità, che non sono poche.

Tra di esse vanno ricordate in particolare il basso costo dell’elettricità, climi freddi e la possibilità di impiegare manodopera a basso costo.

Condizioni che l’Iran è in grado di offrire, tanto da aver già richiamato operatori intenzionati a non farsi sfuggire l’affare.

La tendenza è peraltro in fase di consolidamento e promette molto, se si considera che l’attività di estrazione per il Bitcoin potrebbe portare nelle casse del Paese mediorientale oltre 8,5 miliardi di dollari all’anno.

Come risulta da recenti dichiarazioni delle autorità governative iraniane.

La decisione di Teheran

Considerati i numeri in gioco, l’Iran ha quindi deciso di aprire le porte del Paese al mining di Bitcoin su larga scala.

Una decisione la quale ha già avuto riscontri importanti. Sarebbero infatti già 14 i gruppi del settore che hanno mostrato il loro interesse ed espresso la risoluzione ad aprire siti produttivi nel territorio iraniano.

Allo stesso tempo, il governo ha anche annunciato l’intenzione di perseguire tutti coloro che cercheranno di aggirare le prescrizioni emanate dalle autorità competenti, per massimizzare i propri profitti.

I miners illegali, infatti, sono molto attivi all’interno dei confini iraniani. Per cercare di stroncare questa pratica è stato quindi deciso di spiccare vere e proprie taglie nei loro riguardi.

A tutti coloro che forniranno indicazioni preziose allo scopo, verrà corrisposto un compenso pari a 10 milioni di Rial. Si tratta in pratica dell’equivalente in moneta locale di 240 dollari.

Mining Bitcoin: i vantaggi per l’Iran

Come si può facilmente immaginare, l’attenzione verso gli asset digitali viene interpretata anche in Iran come una mossa tesa a rendere meno opprimente l’embargo degli Stati Uniti.

Come è del resto stato fatto in Venezuela, ove il presidente Maduro ha ormai da tempo affidato alla criptovaluta di Stato, il Petro, il compito di ovviare ai livelli troppo alti di inflazione.

Con risultati, secondo alcuni esperti, abbastanza apprezzabili e migliorabili nell’immediato futuro.