Mentre in tanti continuano ad interrogarsi su cosa potrebbe accadere dopo l’halving di Bitcoin, a mostrare notevole vitalità è intanto il settore del mining.

Dal quale arriva una prima importane notizia, relativa a Lubian, la nuova azienda di mining cinese operante da poche settimane.

La quale, secondo i calcoli circolanti in queste ore, si sarebbe immediatamente accaparrata oltre il 5% delle attività di estrazione dei blocchi.

Un risultato collezionato in appena tre settimane

Il risultato ha destato un certo stupore negli osservatori, in quanto Lubian ha elaborato il suo primo blocco non più tardi di tre settimane fa.

Per effetto dei dati collezionati, rappresenta attualmente il sesto attore più grande nel settore di calcolo necessario per l’estrazione di Bitcoin, per effetto di un tasso di hash rate che btc.com ha calcolato a 6.30 EH / s.

Un settore in grande fermento in molte parti del globo

Naturalmente in molti hanno iniziato a chiedersi chi ci sia dietro Lubian, a partire da Dovey Wan, socio fondatore di Primitive Ventures e ormai abituale commentatore del settore, secondo il quale potrebbe essere un ex pool privato recentemente diventato pubblico.

Il suo esordio arriva in un momento molto particolare per il settore del mining.

Proprio negli ultimi giorni, infatti, si sono avuti molti movimenti e riposizionamenti.

A partire da Valarash Baite, che aveva deciso di abbandonare il mining di Bitcoin, giudicato non più redditizio, per convertirsi a quello di altre cripto le quali promettono maggiori margini di guadagno.

Molto dipenderà anche dai macchinari

Va però specificato che molto potrebbe dipendere dai nuovi macchinari per il mining che si stanno riversando sul mercato.

Chi ha ancora gli Antminer S9 di Bitmain, ad esempio, può trovare convenienza nell’attività soltanto se opera all’interno di un Paese come la Cina, in grado di offrire tariffe elettriche particolarmente basse.

Un caso a parte è quello delle aziende europee.

Molte di esse potrebbero essere spinte fuori dal mercato, a meno che non operino in Paesi come Estonia e Svezia, che presentano un costo dell’energia elettrica ancora concorrenziale.

Sul vecchio continente, però, potrebbe diventare un’abitudine lo sfruttamento del surplus di energia prodotto dalle centrali elettriche e nucleari.

Un modus operandi che si sta rivelando molto redditizio e che vede anche gli Stati Uniti in prima linea.

La situazione nel settore del mining, quindi, è ancora molto fluida e potrebbe riservare più di una sorpresa nell’immediato futuro, spingendo molte aziende a fare una scelta che potrebbe influire non poco sulla stessa quotazione del Bitcoin