Il permanere delle sanzioni da parte degli Stati Uniti hanno spinto il presidente del Venezuela, Nicholas Maduro, a studiare nuovi provvedimenti in grado di allentare la morsa economica in atto.

La mossa pensata in questa occasione si è concretizzata con una legge anti-blocco pubblicata la scorsa settimana sulla Gazzetta Ufficiale e prevede tra le altre cose l’istituzione di un exchange decentralizzato il quale darà modo agli investitori venezuelani di negoziare azioni, obbligazioni e immobili in forma digitale.

BDVE: la digitalizzazione dell’economia venezuelana prosegue a ritmo serrato

La nuova borsa valori decentralizzata si chiama BDVE (Bolsa Descentralizada de Valores de Venezuela) ed è stata autorizzata dall’ufficio della Sovrintendenza Nazionale dei Titoli.

Ora entrerà in funzione per un periodo di prova il quale durerà 90 giorni, al termine dei quali il governo deciderà se rinnovare o revocare la licenza.

Secondo il manuale operativo rilasciato nell’occasione, funzionerà sulla blockchain di Ethereum andando a digitalizzare le risorse tradizionali utilizzando gli standard dei token ERC-223 ed ERC-721.

Secondo gli osservatori si tratta di un ulteriore passo del Venezuela verso una economia digitale, considerata il modo migliore per sfuggire a quella che viene denunciata come una persecuzione da parte degli Stati Uniti.

BDVE arriva dopo la legalizzazione del mining di criptovaluta

La nuova mossa del presidente venezuelano, annunciata in un discorso tenuto presso l’Assemblea Nazionale, è l’ennesimo tassello di una strategia in atto ormai da tempo.

Nella quale è già stato inserito il Petro, la criptovaluta di Stato che è molto utilizzata nel Paese, anche per effetto delle decisioni tese alla sua massima diffusione.

Come la dotazione di un wallet a tutti gli studenti del Paese, proprio al fine di spingerli sulla via dell’innovazione finanziaria.

Una strategia che nelle ultime settimane si è arricchita di un nuovo capitolo, rappresentato dalla legalizzazione del mining di denaro virtuale.

Un altro tassello nell’ambito di una politica tesa a limitare, per quanto possibile, i sempre più duri riflessi dell’embargo.

Venezuela sempre più orientato verso la crittografia

Il Venezuela è sempre più orientato verso gli asset crittografici e non soltanto sulla scia di decisioni governative.

Molti lavoratori e pensionati, infatti, non appena entrano in possesso dei rispettivi emolumenti li scambiano con Bitcoin o altre monete digitali.

La ragione di questo comportamento è da ricercare nei livelli inflattivi, sempre troppo elevati.

La moneta nazionale, il bolivar, si svaluta infatti con un ritmo troppo veloce, costringendo chi può a optare per il denaro digitale il quale, pur volatile, rappresenta comunque un modo per tutelare il proprio potere d’acquisto.

In queste condizioni, il Venezuela potrebbe rapidamente trasformarsi in un vero e proprio crypto-Stato.