Lo yuan digitale sembra destinato ad una nuova accelerazione, nei prossimi mesi.

Dopo essere stato impegnato in una fase di test in alcune grandi aree urbane del Paese, la criptovaluta di Stato di Pechino sembra pronta per un esordio il quale potrebbe avvenire nel 2021.

Ovvero in tempo per poter essere utilizzato nel corso delle attese Olimpiadi invernali che saranno celebrate a Pechino.

Le quali, non a caso, iniziano ad essere osteggiate dagli Stati Uniti e, in particolare, dal Segretario di Stato Mike Pompeo.

Yuan digitale, l’articolo di China Finance

Un articolo pubblicato su China Finance, rivista pubblicata dalla banca centrale cinese, sembra non avere eccessivi dubbi: la Cina deve essere il primo Paese a livello globale ad emettere una valuta digitale.

L’obiettivo, come sostenuto da Reuters, che lo ha riportato, è quello di rendere sempre più internazionale lo yuan, al fine di ridimensionare il dollaro.

In tal modo, infatti, il governo di Pechino si renderebbe sempre più autonomo da un sistema di pagamento attualmente imperniato sul biglietto verde.

Yuan digitale: un aiuto alle esportazioni?

L’articolo di China Finance ha naturalmente sollevato alcune riflessioni negli ambienti politici e finanziari.

Secondo alcuni, infatti, si tratterebbe di una saggia mossa tesa a rinvigorire le esportazioni, in un momento in cui il dollaro si sta indebolendo, sotto l’influsso delle politiche decise dalla Federal Reserve.

Una mossa la quale, del resto, sembrerebbe aver già dato i suoi frutti, invertendo la tendenza che vedeva l’apprezzamento della moneta cinese rispetto a quella di Washington.

L’attacco di Mike Pompeo alle Olimpiadi cinesi

Le continue accelerazioni di Pechino verso il varo della sua CBDC (Central Bank Digital Currency), devono essere osservate anche nell’ottica dello stato di tensione tra Cina e Stati Uniti.

Rinvigorito da alcune mosse del segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. In particolare l’attacco alla decisione presa dal CIO di far disputare le prossime Olimpiadi invernali nel Paese orientale.

Un attacco unito all’invito rivolto al Vaticano, teso a impedire di rinnovare l’accordo con il governo cinese a favore dei cattolici residenti all’interno dei confini nazionali.

La guerra commerciale è già in atto

Le aggressive mosse di Pompeo, peraltro, arrivano in un momento di grande tensione tra i due Paesi.

Con gli Stati Uniti che stanno aumentando la pressione a danno delle aziende cinesi, come dimostrano le decisioni riguardanti Huawei e Tik Tok.

Una serie di attacchi i quali, naturalmente, hanno provocato la pronta risposta di Pechino. Che non sembra intenzionata a subire quella che è vista come una prevaricazione.

La tensione tra i due Paesi, sembra quindi destinata a restare alta anche nei prossimi mesi. A meno di una sconfitta di Trump alle prossime presidenziali.