Quanto sta accadendo in queste ore negli Stati Uniti, con il risultato delle elezioni presidenziali appeso ai voti per posta e oggetto di contestazione da parte dei fans di Donald Trump, sembra fatto apposta per rilanciare la discussione sull’utilizzo della blockchain per i processi elettorali.

Una ipotesi la quale era già aleggiata nei mesi precedenti al voto per la Casa Bianca e che ora potrebbe tornare di grande attualità sull’onda degli eventi statunitensi.

Le accuse di Donald Trump

“Ci stanno rubando il voto”: queste le parole con cui Donald Trump ha accolto le notizie che volevano il rivale, Joe Biden, premiato dal voto per posta.

Una possibilità accordata in conseguenza di una situazione sanitaria praticamente fuori controllo, ma che ormai da settimane è stata messa sotto accusa dal tycoon.

Il quale, però, non ha fatto praticamente nulla per vagheggiare una alternativa a quello che riteneva un imbroglio.

Alternativa che in molti avevano indicato nell’utilizzo della tecnologia blockchain, senza essere ascoltati.

Perché la blockchain?

Il motivo che aveva spinto alcune associazioni a chiedere l’utilizzo della blockchain per garantire il rispetto della volontà popolare, era da ricercare proprio nella peculiarità principale di questa tecnologia. Ovvero l’immutabilità dei dati immessi al suo interno.

In pratica, una volta che uno di essi è convalidato da tutti i nodi che compongono la rete, non può più essere modificato.

In tal modo, in caso di sua applicazione al processo elettorale, si avrebbe la sicurezza che non possano avvenire i temuti brogli.

Quelli che oggi Trump addebita alla controparte, dimenticando però il grave precedente del 2000. In quella occasione, infatti, in Florida venne impedito a molte persone di esprimere il proprio voto.

Costringendo il Paese a restare in apnea in attesa di una soluzione che all’epoca venne resa possibile solo dal senso di responsabilità di Al Gore.

Un precedente purtroppo dimenticato da Donald Trump. Il quale, con le sue gravi parole, potrebbe dare spunto ai suoi sostenitori per avviare disordini di portata incalcolabile.

Il precedente russo

Occorre peraltro sottolineare come la blockchain sia stata utilizzata nel corso del referendum costituzionale organizzato in estate in Russia.

Dando luogo a qualche contestazione derivante dal fatto che il sistema approntato per l’occasione presentava qualche criticità.

Buchi di sistema di cui hanno provato ad approfittare alcuni hacker, a quanto sembra senza sortire l’effetto sperato.

Quanto accaduto nel corso delle presidenziali statunitensi potrebbe comunque essere l’occasione per riconsiderare l’opportunità di provare ad utilizzare la blokchain per dare finalmente una risposta in grado di evitare le ormai ricorrenti accuse di brogli.

Le quali sembrano purtroppo diventate una tradizione per tutti coloro i quali perdono una tornata elettorale.