La Cina procede a passi spediti verso il debutto del suo yuan digitale.

La CBDC (Central Bank Digital Currency) del gigante orientale è in una avanzata fase di test in alcune grandi aree urbane del Paese e secondo gli esperti dovrebbe fare il suo debutto ufficiale nel 2021.

In tempo per poter essere utilizzata nel corso delle Olimpiadi Invernali dell’anno successivo, le quali si svolgeranno in Cina.

Yuan digitale: è veramente un pericolo per il dollaro?

Nei mesi passati più di una voce si è levata, anche negli Stati Uniti, per segnalare il pericolo rappresentato dalla criptovaluta di stato di Pechino.

Un pericolo soprattutto per il dollaro, tale da metterne in discussione quel potere imperiale che fa degli Stati Uniti la guida del mondo capitalistico.

Tanto da spingere alcuni settori della finanza e della politica a stelle e strisce a levare la propria voce per chiedere al governo di Washington il varo di un dollaro virtuale.

Visto come una necessità se si vuole impedire alla Cina di imporre la sua leadership globale. Voci sinora inascoltate a livello governativo.

Un parere discorde: cosa dice Eswar Prasad

A fronte degli allarmi suscitati dallo yuan digitale, va ora registrata la posizione di Eswar Prasad, professore di politica commerciale alla Cornell University e senior fellow della Brookings Institution.

Secondo il quale la moneta virtuale cinese potrebbe intaccare i rapporti di forza tra il gigante orientale e gli Stati Uniti, senza però scalfire del tutto la posizione attualmente detenuta dal dollaro.

Prasad lo ha affermato all’interno di un interessante articolo che è stato pubblicato sul Project Syndicate.

A pagare il ruolo più dinamico dello yan digitale non sarà il dollaro

Secondo Prasad, è vero che lo yuan nel corso degli ultimi anni ha guadagnato terreno.

Tanto da essere aggiunto dal FMI all’interno del DSP (Diritti Speciali di Prelievo), ovvero la valuta varata al fine di rimpiazzare l’oro nelle transazioni internazionali.

Lo ha fatto però non a scapito del dollaro, come si potrebbe pensare, ma di euro, yen e sterlina.

Un processo che potrebbe essere confermato con maggiore forza dallo yuan digitale, il quale potrebbe erodere anche una parte di quanto attualmente detenuto dal dollaro.

Non però in maniera tale da riuscire a scalfire il potere imperiale detenuto dal biglietto verde sullo scacchiere mondiale.

Per poterlo realmente fare, afferma ancora Prasad, sarebbe necessario un processo di riforma dei mercati finanziari del Paese, oltre alla fine delle restrizioni al flusso di capitali. Politiche le quali, però, non sembrano attualmente nelle corde delle autorità cinesi.