La figura di Satoshi Nakamoto, l’inventore di Bitcoin, è ormai da anni oggetto di svariate illazioni, tese a svelarne la reale identità.

Se nelle passate settimane Charles Hoskinson aveva lanciato l’ipotesi che il vero Satoshi sia Adam Back, nelle ultime ore è stata lanciata una nuova indiscrezione, che naturalmente è tutta verificare.

Anche in considerazione del fatto che a renderla pubblica è stata una fonte non proprio irreprensibile.

Il vero Satoshi è Yasutaka Nakamoto?

A lanciare la nuova indiscrezione sulla reale identità di Satoshi Nakamoto è stato Olof Gustaffson, CEO di Escobar Inc., la holding multinazionale associata al signore della droga colombiano Pablo Escobar.

Secondo il quale l’inventore di Bitcoin sarebbe Yasutaka Nakamoto, un ingegnere di alto livello della Pacific West Airlines che lavorava per Escobar, fungendo da corriere della droga dal Sud America agli Stati Uniti e il quale sarebbe definitivamente sparito dalla circolazione nel 1992.

A consigliarlo in tal senso un tentativo di omicidio da parte del suo datore di lavoro.

Dopo essersi tenuto alla larga dalla mondanità, in modo da non essere individuato, Yasutaka sarebbe appunto ricomparso anni dopo varando il Bitcoin.

A sostanziare la leggenda di Satoshi sarebbe stata proprio la sua parentela con quest’ultimo, essendone il fratello.

Le basi della nuova versione

Se la storia sembra abbastanza incredibile, va detto che lo stesso Gustaffson le ha comunque fornito delle buone basi.

Secondo lui, infatti, proprio la posizione ricoperta da Yasutaka all’interno della compagnia di Escobar lo rendeva un perfetto corriere, dandogli la possibilità di muoversi liberamente con il traffico aereo.

Inoltre le competenze accumulate su microprocessori e semiconduttori sarebbero poi state trasposte nel lavoro preparatorio per la creazione di Bitcoin.

A dare un minimo di concretezza alla storia di Gustaffson è poi un articolo del Los Angeles Times risalente al 1 ottobre 1992, in cui si parla appunto di Yasutaka A. Nakamoto, un dipendente di Hughes Aircraft il quale sarebbe scampato ad un attentato dinamitardo, ovvero ad una bomba a tubo posizionata all’interno della sua auto mentre si trovava al lavoro.

Una storia ben congegnata

Se la storia sembra abbastanza incredibile, va anche detto che è ben congegnata, incastrando alla perfezione molti pezzi del puzzle.

Al contempo va anche detto che non è la prima ad assumere contorni abbastanza torbidi, se si pensa a quanto affermato da Natalya Kaspersy, co-fondatrice della celebre casa di cyber-security.

Secondo lei, infatti, il Bitcoin sarebbe una creazione della CIA, un modo escogitato dall’agenzia al fine di poter finanziare operazioni sporche all’estero, senza dover passare per la necessaria autorizzazione dell’autorità politica.