La saga intorno alla vera identità di Satoshi Nakamoto sembra destinata a proseguire ancora a lungo, almeno stando alle ultime rivelazioni e dichiarazioni relative alla vicenda.

Nella querelle ha deciso ora di intervenire anche Charles Hoskinson, cofondatore di Ethereum e Cardano, il quale ha affermato che il profilo di Adam Back, fondatore di Blockstream, corrisponde pienamente a quello del padre di Bitcoin.

Il parere di Charles Hoskinson

Secondo Hoskinson, l’uso di Fourth alla base del linguaggio di scripting di Bitcoin starebbe ad indicare che chi ha scritto il codice si sarebbe formato nel sistema educativo in vigore nel Regno Unito e in Europa occidentale negli anni ’80 e ’90.

Inoltre, sempre secondo Hoskinson, l’interessato doveva avere estrema familiarità con il movimento cypherpunk, fattore che spinge ad indicarlo come un contemporaneo di Hal Finney e David Chaum, essendo inoltre a conoscenza del lavoro che i due avevano portato avanti.

E, ancora, proprio l’esperienza di Back nel settore della crittografia e la notevole esperienza in tema di privacy avrebbero potuto consentirgli di creare un alias come quello di Satoshi Nakamoto.

Quindi, la conclusione di Hoskinson, Adam Back sarebbe il vero creatore di Bitcoin.

Il disaccordo di Scott Stornetta

Il parere di Hoskinson, però, non è condiviso del tutto da Scott Stornetta, uno degli inventori della tecnologia blockchain, su cui si fonda anche l’icona delle criptovalute.

Secondo lui, infatti, sarebbero addirittura centinaia le persone che possono vantare lo stesso identico background di Adam Back, inficiando quindi in parte quanto affermato da Hoskinson.

Intanto continua la saga di Faketoshi

Se in molti cercano di capire chi possa essere il vero Satoshi Nakamoto, c’è anche da dire che nella loro ricerca possono tranquillamente depennare il nome di Craig Wright, ormai additato dai suoi detrattori come Faketoshi.

Il miliardario australiano cerca ormai da tempo di accreditarsi in questa prestigiosa veste, anche perché ove non fosse il vero Satoshi dovrebbe versare uno sproposito nella causa intentagli da Ira Kleiman, nell’ambito della vicenda relativa al Tulip Group.

Sulla vertenza sono intanto arrivate altre novità, le quali sembrano rendere ancora più complicata la sua situazione.

Almeno 145 degli indirizzi presentati dalla sua difesa per dimostrare di essere in possesso di Bitcoin estratti tra il 10 maggio 2009 e il 10 gennaio 2010 sarebbero falsi.

A dimostrarlo il fatto che proprio questa settimana, la persona la quale controlla effettivamente le chiavi private per gli indirizzi indicati le ha usate.

Infliggendo l’ennesimo duro colpo alla difesa di Wright, il quale sembra ormai trovarsi in una situazione molto delicata, se non disperata.