The photo shows physical imitations of cryptocurrency in Dortmund, western Germany, on January 27, 2020. (Photo by INA FASSBENDER / AFP) (Photo by INA FASSBENDER/AFP via Getty Images)

Per Pornhub non si tratta sicuramente di un buon momento.

Le gravi accuse mosse alla piattaforma pornografica da parte del New York Times hanno infatti spinto Visa e Mastercard a chiudere ogni rapporto con la stessa, con l’evidente intento di non vedere il proprio nome associato a quello che sta diventando un simbolo estremamente negativo.

Spingendo di conseguenza Pornhub ad adottare le criptovalute come sistema di pagamento alternativo, aggiungendole ai bonifici SEPA.

Pornhub: cos’è accaduto?

Il caso ha avuto origine da un articolo pubblicato dal New York Times, dal titolo abbastanza eloquente: The Children of Pornhub (I bambini di Pornhub).

Il pezzo, firmato da Nicholas Kristof, accusa senza mezzi termini la piattaforma di lucrare sulla pedofilia e sugli abusi sessuali.

Una accusa pesantissima, la quale sembra però abbastanza fondata, se si pensa che in poche ore i video disponibili su Pornhub sono scesi da 13,5 a 4,7 milioni.

Una contromossa la quale, però, è arrivata quando i buoi, ovvero Visa e Mastercard, avevano lasciato la stalla, con un grave danno non solo di immagine, ma anche dal punto di vista pratico.

Criptovalute al posto delle carte di credito

Chi attualmente prova ad iscriversi a Pornhub, si imbatte in una avvertenza che spiega come attualmente sia impossibile pagare tramite carte di credito.

Come era invece possibile sino a quando Visa e Mastercard hanno comunicato la loro decisione.

Mentre sono accettati non solo i bonifici SEPA, ma anche le seguenti criptovalute: Bitcoin, Bitcoin Cash, Dash, Ethereum, Ethereum Classic, Litecoin, Monero, PumaPay, NEM, Tether, Tron Verge, Waves e Zcash.

Una toppa ancora parziale, la quale non può però ovviare al problema causato da un punto di vista dell’immagine dall’articolo del New York Times.

Un caso che non è affatto chiuso

Pornhub è un vero e proprio gigante, sul web, tanto da collezionare un numero di visualizzazioni superiore a quello vantato da Netflix.

Per cercare di rimediare, la piattaforma ha deciso di adottare decisioni all’apparenza drastiche, in particolare rimuovendo tutti i video di account non verificati e lasciando solo quelli prodotti da partner o membri del Model Program.

Resta però la sgradevole sensazione destata dalle accuse del giornale statunitense, in un momento in cui l’opinione pubblica inizia a riservare notevole attenzione ad alcuni temi legati alla pornografia.

A partire da quello del revenge porn, ovvero dei video girati da alcune coppie nel corso dei loro rapporti sessuali, i quali vengono poi postati sul web da una delle parti in caso di rottura del rapporto.

Oltre naturalmente a quello relativo agli abusi sui minorenni, il quale sta assumendo dimensioni sempre più eclatanti e tali da obbligare le autorità ad un’opera di contrasto resa complicata dalla ramificazione del fenomeno.