Peter Brandt

Se nel corso degli ultimi mesi si è spesso preconizzata l’adozione di massa delle criptovalute, almeno per il Bitcoin sembra che la realtà sia abbastanza diversa.
A sottolineare questo punto è soprattutto Peter Brandt, analista che ha rilasciato una serie di dichiarazioni su BTC non proprio esaltanti.
Secondo lui, infatti, il suo reale coinvolgimento nella vita reale sarebbe ancora lontano dalle aspettative. Una questione che potrebbe riflettersi sulla sua quotazione, zavorrandola.
A differenza di quanto affermato da Anthony Pompliano, secondo il quale la criptovaluta attribuita a Satoshi Nakamoto sarebbe ormai sul punto di spiccare il volo verso quota 100mila dollari, entro il 2021.

L’adozione di massa è lontana

Le parole di Peter Brandt sono state affidate a Twitter e sembrano improntate ad una certa disillusione. Secondo lui, infatti, sarebbero troppe poche le aziende che hanno allacciato relazioni con BTC.
Un risultato deludente che sembra attenuare notevolmente la supposta valenza rivoluzionaria della criptovaluta più iconica in assoluto.
Le parole di Brandt sono state accolte con notevole freddezza dai criptofans, ma lo stesso Brandt ha voluto precisare di non essere un hater di BTC. Perchè porsi delle domande sui suoi destini non lo iscrive certo nella categoria.

Alcuni fatti che sembrano andare in direzione opposta

Va però sottolineato che una indiretta risposta a quanto affermato dall’analista è stato fornito nei mesi passati proprio dalla vita reale.
Lasciando per un attimo da parte alcuni report dai quali risulterebbe ad esempio una sempre maggiore consuetudine tra Millennials e Bitcoin, va anche ricordato come proprio quest’ultimo sia sempre più utilizzato nei Paesi gravati da livelli troppo alti di inflazione.
Basti pensare ad esempio ad Argentina e Venezuela, ove sono sempre di più i lavoratori e i pensionati che cambiano i loro pesos e bolivar in criptovalute, soprattutto BTC.
Una mossa consigliata dal fatto che in tal modo è più facile preservare il proprio potere d’acquisto.

Il fattore coronavirus

Va poi aggiunto un altro fattore che Brandt non sembra aver considerato, ovvero l’incidenza del coronavirus. Secondo molti esperti, infatti, proprio le nuove necessità indotte dalla pandemia globale potrebbero affrettare l’adozione di massa delle monete digitali.
Adozione che peraltro si sta giovando anche delle decisioni della grande distribuzione. Basti pensare al caso della Francia, ove molti attori di rilievo del settore (ad esempio Decathlon) hanno annunciato la loro decisione di accettare pagamenti in Bitcoin. Una decisione che potrebbe allargarsi presto ad altri Paesi, favorendo la diffusione di BTC.