L’attenzione sul Bitcoin continua ad essere molto elevata, dopo l’halving del 12 maggio.

Se in questo momento si parla molto del troppo elevato livello delle commissioni, che mette in larga evidenza un malfunzionamento della rete, naturalmente l’attenzione maggiore riguarda sempre le prospettive che si aprono in relazione alla sua quotazione.

Nelle ultime ore si è tornato a parlare di un problema che potrebbe pesare non poco sulla situazione, ovvero il persistere delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, che si sta riflettendo sullo yuan, spingendolo verso il basso. Perché se ne parla molto?

Quando lo yuan cala il Bitcoin sale

Il motivo di questa attenzione è da ricercarsi in un dato di altre precedenti crisi di questo genere: quando la moneta sovrana cinese cala, il Bitcoin inizia a salire.

Proprio per questo in molti, in queste ore, stanno seguendo con interesse il deprezzamento del yuan di fronte al dollaro.

Derivante dal nuovo raffreddamento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina dopo le accuse mosse da Donald Trump al gigante orientale di aver nascosto i reali dati sugli effetti del coronavirus nel Paese.

Accuse che sembrano preludere ad una nuova escalation, anche in considerazione del fatto che Trump è a sua volta messo sotto accusa in patria per la dissennata gestione sanitaria e deve cercare di spostare l’obiettivo.

Il surriscaldamento dei prezzi

Se le tensioni geopolitiche sembrano favore Bitcoin, c’è un altro fattore che sembra spingere per una sua crescita nell’immediato futuro, ovvero le politiche messe in campo dalle banche centrali per contrastare gli effetti della pandemia.

La grande massa monetaria immessa nell’economia per sostenerla in un momento così complicato, infatti, potrebbe tradursi in una nuova fiammata dell’inflazione.

Di fronte alla quale molti potrebbero reagire virando su un Bitcoin che con l’halving ha dimezzato non solo le ricompense, ma anche il suo livello di inflazione.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi

L’halving, però, ha anche dato luogo ad uno sviluppo che non era stato preso in considerazione tra i possibili scenari ad esso conseguenti, ovvero un aumento a dismisura delle commissioni spettanti ai miners per la convalida delle transazioni.

Un aumento il quale si verifica in pratica ogni volta che la rete non riesce ad espletare nel modo consueto questo processo, dando vita ad una lunga coda di transazioni in attesa di essere approvate.

Ciò vuol dire che molti miners hanno abbandonato Bitcoin in favore di opzioni più remunerative, un fattore che potrebbe pesare non poco nell’immediato futuro, minando la fiducia nell’icona della crittografia.