Brock Pierce pensava probabilmente di potersi concentrare sui temi di carattere politico, quando ha deciso di candidarsi in qualità di indipendente alle presidenziali degli Stati Uniti.

Purtroppo per lui, non sarà esattamente così. Il fondatore di Block.one è stato infatti citato in giudizio per il coinvolgimento della sua società in un collocamento fraudolento di titoli.

Andiamo quindi a vedere più da vicino la questione e perché Brock Pierce sia stato citato.

La class action contro Block.one

La vicenda di cui deve rispondere Brock Pierce è quella relativa alla ICO di EOS, che del resto aveva già provocato danni notevoli all’azienda.

Nel settembre 2019, infatti, la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti aveva inflitto una multa di 24 milioni di dollari a Block.one, accusata di aver dato vita ad una Initial Coin Offering non consentita dalla legge.

La società aveva quindi aderito ad un accordo che prevedeva il pagamento della multa, con l’evidente speranza di essere liberata dalle accuse.

Una mossa, a quanto sembra, inutile, in quanto la stessa SEC ha accettato l’apertura di una class action per la stessa questione.

Brock Pierce dovrà quindi rispondere insieme ai cofondatori di Block.one, Daniel Larimer, Brendan Blumer e Ian Grigg, per la violazione della Federal Securities Law.

Brock Pierce e la corsa per la Casa Bianca

La class action contro Block.one arriva in un momento abbastanza particolare per Brock Pierce.

L’uomo d’affari, infatti, è impegnato in una campagna per le presidenziali degli Stati Uniti la quale già si preannuncia impossibile in partenza.

Si tratta infatti di un candidato indipendente, il quale non dispone quindi della forza elettorale garantita da un partito di massa come quelli democratico e repubblicano che sospingono Joe Biden e Donald Trump.

Una condizione che rischia di essere aggravata dal clamore della vicenda giudiziaria che lo vede ora protagonista.

I temi della crittografia rischiano di passare in secondo piano?

Brock Pierce si era candidato con l’evidente intento di costringere l’opinione pubblica ad interessarsi di criptovalute.

Un tema il quale sta crescendo con notevole forza nella società a stelle e strisce, sospinto anche dalla particolare situazione sanitaria vissuta dal Paese.

Con il denaro digitale sempre più visto come una possibile soluzione ai tanti problemi creati dalla diffusione del Covid-19.

La notizia della class action intentata ai danni della società da lui creata potrebbe quindi avere due effetti: uno positivo, costringendo i media e i cittadini ad interessarsi di asset digitali, un secondo negativo, portandolo sotto i riflettori per una vicenda che non suona proprio a suo onore.