I dati resi noti dalla piattaforma Blockchain.com sembrano non lasciare dubbi su quanto è accaduto ai miners dopo l’halving di Bitcoin.

Ammonterebbe infatti al 47% il calo dello entrate dopo il dimezzamento delle ricompense che spettano a chi porti avanti l’attività di calcolo necessaria per minare i blocchi.

Un dato che sembra prefigurare la possibilità di notevoli sommovimenti nel settore, nell’immediato futuro, tali da riflettersi sul costo delle transazioni che vedono implicato il Bitcoin. Andiamo a vedere il perché.

Cosa accadrà ora?

Sulla base dei dati che stanno trapelando, Mario Gibney, Customer Support Lead di Blockstream, ha dichiarato che dopo il terzo halving nella storia, il premio per i minatori sarebbe di 7,16 Bitcoin, di cui 0,91 sotto forma di commissioni.

Ciò starebbe a significare che il 12,7% del totale è ora composto da commissioni per le transazioni.

Quanto sta accadendo sembra una conferma di quanto asserito da tempo dagli esperti, secondo i quali con il trascorrere del tempo, le commissioni di Bitcoin dovranno necessariamente diventare più costose proprio al fine di riuscire a fronteggiare l’aumento della domanda.

Un fattore da tenere nel conto

Quanto sta accadendo è la conferma che il secondo dimezzamento delle ricompense spettanti ai minatori, sta creando una situazione del tutto nuova.

Una situazione nella quale molti saranno costretti a riconsiderare la loro presenza in un settore che sta perdendo di appeal presso alcuni operatori e guadagnandone invece in altri.

Tra i primi sono da considerare in particolare coloro che dispongono di macchinari vecchi e ormai non più in grado di reggere all’urto dei nuovi modelli.

In particolare si prevede che usciranno dal mercato gli Antminer S9, destinati ad essere rimpiazzati dagli S17, ormai in fase di invio da parte di Bitmain.

Il problema delle tariffe elettriche

In molti dovranno poi riconsiderare il discorso relativo alle tariffe elettriche.

Se il precedente livello di ricompensa per l’estrazione dei blocchi poteva comunque remunerare largamente l’attività, quello instaurato dal terzo halving riduce i margini di guadagno.

Nel nuovo regime, si prevede che possano reggere soltanto le mining farm dislocate in zone ove l’energia elettrica costa poco, come in Cina, in particolare nella regione del Sichuan, o in Iran.

In Europa, ad esempio, soltanto la Svezia e l’Estonia potrebbero garantire condizioni favorevoli a chi intenda portare avanti il mining di Bitcoin.

Proprio per questo più di un consorzio per il mining potrebbe decidere di guardare ad altre valute virtuali reputate più redditizie, come ha fatto di recente Valarhash Baite, spostandosi sul mining di Altcoin.