Dopo l’halving del 12 maggio, il consumo di energia della rete Bitcoin ha fatto registrare una diminuzione nell’ordine del 24%.

E’ il pratico risultato del fatto che un gran numero di minatori ha staccato le proprie macchine non ritenendo più proficua la propria attività di calcolo.

A rivelare il dato, il quale conferma in larga parte le previsioni della vigilia, è stato Digiconomist, ricordando al contempo che il consumo in questione rimane su livelli molto elevati.

Quanto consuma la rete di Bitcoin?

Sempre secondo Digiconomist, l’elettricità che viene utilizzata nella rete globale di elaborazione e mining di Bitcoin è in linea con quella consumata all’interno dello stato di Israele.

Se la sua impronta di carbonio rimane uguale a quella dell’intera Siria, va poi sottolineato come ogni singola transazione Bitcoin impieghi lo stesso quantitativo di energia che una famiglia americana media consuma in 18 giorni.

Dal punto di vista ambientale va poi ricordato come le macchine ormai obsolete per il mining siano destinate a finire nella spazzatura, con la produzione di un quantitativo di rifiuti pari a quello prodotto dal Lussemburgo.

Il pericolo di una centralizzazione in atto

Proprio l’abbandono di molti miners ha spalancato le porte all’ipotesi di una strisciante, ma evidente, centralizzazione del Bitcoin.

In questo momento, infatti, due società minerarie sono in grado di controllare più del 50% dell’intero hash rate.

Si tratta di Antpool e BTC.com, le quali potrebbero vedere nei prossimi giorni la loro posizione leggermente ridimensionata dal ritorno di una parte di coloro che hanno nel frattempo abbandonato l’attività.

Ove questa ipotesi venisse effettivamente a verificarsi si avrebbe una riduzione nella difficoltà di mining nell’ordine del 6%, la quale si aggiungerebbe ad un analogo dato già registrato dopo il dimezzamento delle ricompense.

La velocità dei tempi di blocco dovrebbe tornare intorno ai 10 minuti

Dopo i problemi dei giorni passati, che hanno provocato una lunga fila di transazioni ancora in attesa di essere convalidate, anche il tempo di elaborazione dei blocchi dovrebbe presto tornare alla normalità.

Almeno così assicurano gli esperti, secondo i quali il tempo necessario per le operazioni di convalida dovrebbe essere ancora assestato intorno ai dieci minuti una volta che il sistema sarà finalmente tornato a pieno regime.

Resta però da vedere se queste previsioni saranno rispettate o se, al contrario, la ridefinizione in atto nel settore del mining non continuerà a provocare le serie difficoltà che hanno caratterizzato le due ultime settimane, destando non poche perplessità.