Come è noto, nel corso degli ultimi giorni per ben due volte la rete di Ethereum Classic è stata oggetto di attacchi 51%.

Si tratta in pratica di raid che si propongono di assumere il controllo del sistema per dare vita ad operazioni come la doppia spesa, ovvero l’impiego dello stesso denaro digitale per due o più operazioni diverse.

Di fronte a questi attacchi, il gruppo di lavoro di Ethereum Classic ha deciso di bloccare la rete. Si è creata dunque una situazione molto difficile, dalla quale gli sviluppatori non sanno come uscire.

L’offerta di Charles Hoskinson

Di fronte a quanto sta accadendo, Charles Hoskinson ha deciso di porgere la mano a Ethereum Classic. Il fondatore di Cardano, infatti, ha dichiarato di essere pronto ad aiutare i suoi sviluppatori per porre riparo al problema. Una proposta che, però, non è stata accettata.

Il motivo è da ricercare probabilmente nella condizione posta dallo stesso Hoskinson: creare un sistema di tesoreria decentralizzato, simile a quello di Cardano e di molti altri progetti blockchain attualmente esistenti.

Secondo lui, infatti, non farlo equivarrebbe ad una perdita di tempo, riducendosi in definitiva in un aiuto fine a sé stesso.

Terry Culver vuole fare da solo

E’ stato Terry Culver, il CEO di ETC Labs e ETC Core, ad affermare che il suo team ritiene di non aver alcun bisogno dell’aiuto di altri.

Una dichiarazione probabilmente dovuta, per cercare di limitare i danni di immagine che sono stati provocati dai due attacchi.

La quale, però, non sembra tenere conto della effettiva realtà, non molto brillante per la reputazione di Ethereum Classic.

Ethereum Classic: l’attacco del 2018

Già all’inizio del 2018, infatti, Ethereum Classic era stato oggetto di un attacco 51%, andato a buon fine.

All’epoca, gli sviluppatori rilasciarono una dichiarazione di intenti, nella quale fissarono una serie di punti i quali avrebbero dovuto impedire il ripetersi di simili episodi.

A distanza di un biennio la situazione è però praticamente la stessa, denotando una evidente permeabilità del sistema.

Il quale mette in mostra le stesse crepe su cui puntano gli attaccanti per impadronirsi della rete e portare avanti i loro scopi.

Nel 2018 una parte del bottino razziato dall’hacker protagonista della scorreria fu restituito agli exchange interessati.

Tanto da ventilare l’ipotesi che si trattasse di un avvertimento da parte di un white hat hacker, ovvero di un hacker buono, il cui intento era proprio quello di mettere in risalto le falle del sistema, spingendo il team di sviluppo a porvi rimedio.

Una speranza andata delusa, con tutta evidenza, come stanno a dimostrare gli eventi degli ultimi giorni.