Come era facilmente prevedibile, la guerra che si sta giocando intorno a Steem vede ora coinvolte anche le forze dell’ordine.

Proprio ad esse si è infatti rivolto Justin Sun, il CEO di Tron, per colpire la fazione dissidente la quale ha dato vita ad Hive in qualità di risposta all’acquisizione di Steemit da parte della sua azienda.

Cos’è accaduto in precedenza

Per capire meglio quanto sta accadendo, occorre ricordare le precedenti puntate, partendo appunto dall’acquisizione di Steemit, il social su cui gira Steem, ponendo di fatto la parola fine ad ogni istanza di decentralizzazione del sistema.

Una mossa supportata da alcuni exchange, tra cui Binance, Huobi e Poloniex, la quale ha però provocato la contromossa della community, che ha prima cercato di resistere all’offensiva per poi prendere atto dell’impossibilità a farlo.

A questo punto è stato varato un hard fork, dal quale è nata Hive, una mossa che, però, non è stata gradita da Justin Sun.

L’intervento di Vitalik Buterin

In questa incandescente situazione si è poi inserito un altro peso massimo del settore, Vitalik Buterin, il co-fondatore di Ethereum, il quale ha in sostanza dato ragione ai dissidenti.

I quali, dal canto loro, hanno subito un altro attacco di non poco conto da parte di Justin Sun.

Poiché potrebbero convertire i loro Steem in Hive, il CEO di Tron ha pensato bene di chiudere la strada ad un pericolo latente, facendo votare la confisca dei token detenuti dai suoi avversari.

Una mossa che ha naturalmente destato le proteste degli utenti colpiti e spinto Buterin ad intervenire di nuovo nella questione, ponendo stavolta un problema molto serio.

Le parole di Buterin

Vitalik Buterin, di fronte ai nuovi sviluppi della questione, ha avuto facile gioco nel ribadire una verità lampante: “Una catena è responsabilità dei suoi manutentori, non delle loro proprietà. E questa responsabilità può essere tolta in un attimo”.

Una verità talmente banale da destare stupore se relazionata alle mosse di Justin Sun, le quali sembrano ormai in procinto di assestare un colpo letale alla credibilità di Steem.

Chi, in futuro, potrebbe pensare seriamente ad impiegare i propri soldi in un progetto in cui un singolo si arroga il diritto di dare vita ad atti d’imperio di questa portata?

Ecco perché il ricorso alle forze dell’ordine sembra soltanto l’ennesimo autogoal di una persona evidentemente non in linea con le istanze di democratizzazione che sono invece alla base degli asset digitali, almeno in teoria.