Sextortion BTC

Ormai è quasi una consuetudine vedere arrivare sulla propria casella di posta elettronica una comunicazione in cui un hacker chiede di pagare una cifra in BTC, di solito circa 800 dollari, per non rivelare determinate attitudini della vittima.
Di cosa si tratta? In pratica la minaccia è quella di rendere pubblica l’attitudine a frequentare siti porno del malcapitato, pubblicando anche le immagini o i video che lo ritrarrebbero alle prese con pratiche imbarazzanti.
Si chiama sextortion e appare alla stregua di un ricatto male architettato, se solo ci si ferma a riflettere. Eppure sembra che sia stato sin qui gratificato da una notevole riuscita.

In tanti hanno già pagato

A rivelare la riuscita del ricatto è stato Sophos Labs, che ha provveduto a pubblicare un report teso ad approfondire una pratica ormai molto estesa.
Secondo l’analisi condotta sulla blockchain di Bitcoin, sarebbero stati in molti a pagare il riscatto, tanto da permettere ai cyber-criminali di accumulare sin qui oltre 50 token. Basta fare la conversione al prezzo attuale di Bitcoin per capire come si tratti di cifre ormai ingenti.

Quali i Paesi più esposti

Il report di Sophos Labs ha anche provveduto a individuare i Paesi ove la sextortion ha avuto maggior successo. Il podio è composto dal Vietnam, con una percentuale del 7%, dal Brasile con il 5,9% e dall’Argentina con il 4,8%.
In Europa la percentuale si abbassa al 3%, segno evidente che gli internauti del vecchio continente sono più smaliziati e hanno capito come la truffa si basi praticamente sul nulla. I ricattatori, infatti, non dispongono di video o immagini compromettenti, ma fondano la loro fortuna sull’ingenuità degli utenti.

Occorre prudenza quando si naviga

Come al solito, a rendere possibili truffe di questo genere sul web è l’imprudenza degli utenti. Se, infatti, le socetà di cyber-sicurezza continuano a consigliare di adottare alcune contromisure, quando si naviga sul web, troppi utenti continuano a farlo senza mettere in campo accorgimenti che potrebbero evitare incidenti.
Ad esempio navigando su siti che dovrebbero essere attentamente evitati, oppure scaricando file audio e video di dubbia provenienza, senza aver prima verificato se possano costituire un pericolo.
Nel caso del ricatto a sfondo sessuale, poi, per i criminali informatici è abbastanza facile sparare nel mucchio, considerando che Pornhub, il sito porno più frequentato a livello globale, vanta ben 42 miliardi di contatti nel corso del 2019.
Quello che è invece abbastanza incredibile è che qualcuno, anzi una notevole quantità di persone, possa realmente credere a quanto affermato dai ricattatori.