Come è ormai noto, le criptovalute sono molto utilizzate per le attività illegali che prosperano sul Dark Web, la parte oscura di Internet.

Proprio le monete virtuali sono state individuate dalla criminalità come propellente ideale per i pagamenti relativi a traffici di armi, droga ed esseri umani.

Se molti report concordano nell’individuare Monero, Zcash e Dash come i token ideali in tal senso, dall’alto della loro propensione alla riservatezza, è però il Bitcoin che, a quanto pare, continua ad essere preferito come strumento dell’economia criminale.

Il rapporto di Crystal Blockchain

A confermare il vasto utilizzo della creazione di Satoshi Nakamoto all’interno delle transazioni che hanno luogo sul Dark Web è stato di recente un rapporto formulato da Crystal Blockchain.

Il quale non ha mancato di rilevare che i volumi di scambi di questo genere sono in aumento.

Una tendenza che si sta consolidando nonostante il numero crescente di exchange che implementano le protezioni KYC (Know Your Client) e AML (Anti Money Laundering).

Tanto da spingere più di un osservatore a chiedersi il motivo di questa preferenza, considerato come Bitcoin non brilli per i livelli di riservatezza assicurati.

La risposta di Riccardo Spagni

A fornire una risposta all’interrogativo è Riccardo Spagni, uno dei componenti del gruppo di sviluppo di Monero.

Secondo lui, infatti, questa preferenza deriva dal fatto che i criminali fanno affidamento proprio su quello che è in pratica un vero e proprio brand.

Tutti conoscono il Bitcoin ed è quindi più facile riuscire a commerciare anche quelli detenuti in qualità di proventi delle attività illegali.

Mentre se si optasse ad esempio per Zcash non ci sarebbe la garanzia che la controparte ne abbia a portata di mano.

Altro vantaggio assicurato da Bitcoin è poi quello della grande liquidità, tale da consentire al cyber-criminale una strada potenzialmente più facile per liquidare le proprie partecipazioni rispetto a quella offerta da una Privacy coin.

I motivi di preoccupazione per Bitcoin

Proprio quanto affermato da Riccardo Spagni contribuisce però a destare notevole inquietudine sui destini di Bitcoin.

La valuta digitale regina, infatti, vanta commissioni troppo elevate, mentre sulla sua blockchain non sono previste attività di sviluppo di rilievo.

Ad essere interessati al suo possesso, quindi, possono essere soprattutto gli speculatori e i criminali.

I primi vendono nel token uno strumento alternativo ad asset tradizionali messi in crisi dalla pandemia di Covid-19.

I secondi vi ravvisano il modo migliore per portare avanti i loro traffici, a discapito della sua reputazione.

Un quadro abbastanza cupo per un futuro che potrebbe quindi essere molto meno roseo di quanto si pensava, per l’iconica creazione di Satoshi Nakamoto.