Se già nei mesi precedenti al diffondersi del coronavirus le strutture ospedaliere erano state vittima di numerosi attacchi da parte della pirateria informatica, la tendenza è notevolmente aumentata dopo l’esplosione della crisi.

Il ransomware, ovvero la richiesta di un riscatto in Bitcoin per sbloccare i sistemi informatici attaccati da malware, rappresenta un pericolo sempre più grande in un momento in cui il sistema sanitario si trova sotto pressione per il gran numero di malati.

Una tendenza che, peraltro, si aggiunge a episodi di vero e proprio spionaggio, tali da destare una sempre più diffusa inquietudine.

L’attacco al Parkview Medical Center del Colorado

L’ultima struttura ad essere stata oggetto di attacco da parte degli hacker è stato il Parkview Medical Center, in Colorado.

In pratica è stato bloccato l’accesso ai dati clinici dei pazienti, con una tecnica ormai consolidata e tesa alla richiesta di un riscatto.

Non si hanno per il momento notizie sull’eventuale pagamento, che è ormai il triste corollario a questi episodi, sempre più frequenti.

La decisione di Emsisoft

L’attacco alle strutture sanitarie, in un momento come questo, può essere paragonato al vero e proprio terrorismo, data la gravità dell’atto.

Proprio per questo motivo, la società di sicurezza informatica Emsisoft ha deciso di fornire gratuitamente il suo aiuto alle strutture sanitarie colpite dal ransomware.

Gli aiuti previsti dall’azienda permetterebbero agli ospedali colpiti di poter rientrare nel più breve tempo possibile nella piena disponibilità dei propri sistemi informatici.

Per capire meglio le dimensioni del fenomeno, basterà ricordare che secondo Emsisoft nel corso del 2019 si sarebbero verificati non meno di 764 casi di ransomware.

Gli attacchi più clamorosi

La decisione di Emsisoft è collegata ad alcuni recenti attacchi da parte della pirateria informatica alle strutture sanitarie più coinvolte nella lotta contro il Covid-19.

In particolare ha destato scalpore l’attacco tentato nei confronti dello Spallanzani di Roma, il punto nevralgico della lotta al coronavirus in Italia.

L’attacco era in questo caso mirato con ogni probabilità alla sottrazione di informazioni relative alla ricerca sul virus.

La struttura capitolina, infatti, si è fatta notare a livello mondiale per aver isolato il virus 2019-nCoV e quindi le informazioni di cui dispone potrebbero rivelarsi preziose a livello scientifico, consegnando ai pirati informatici una straordinaria arma di ricatto.

Oltre allo Spallanzani, sono poi state attaccate le infrastrutture informatiche dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti.

Non è difficile immaginare che anche in questi casi gli hacker fossero alla caccia di dati preziosi sul coronavirus.