Nel corso delle ultime ore Ripple ha dato vita ad una serie di prestazioni estremamente scadenti, se si considera che ha lasciato sul terreno quasi la metà del suo precedente valore.

In questo momento si trova  in calo del 95% rispetto al prezzo di punta fatto registrare all’inizio del 2018.

Una caduta sempre più accelerata e la quale di non fermarsi molto presto, tanto da indurre gli analisti a chiedersi cosa stia zavorrando in maniera così forte il suo prezzo.

Il motivo è da ricercare nell’indice di inflazione di Ripple?

Una chiave di quanto sta accadendo è da ricercare, secondo alcuni esperti, nei dati di Messari, secondo cui proprio Ripple, in questo momento, mette in mostra, di gran lunga, il più alto tasso di inflazione rispetto a qualsiasi altra criptovaluta a grande capitalizzazione.

Attualmente, infatti, sul mercato sta circolando una quantità di token la quale è più alta del 20,5% rispetto all’anno passato.

Per capire meglio la questione, basterà ricordare che Tezos è l’unica altra moneta virtuale di questo genere che evidenzia un tasso di inflazione superiore al 10% (attualmente 13,1%).

Tutte le consorelle a grande capitalizzazione hanno a loro volta un tasso di inflazione situato tra il 2,6% (EOS) e il 5,1% (Litecoin).

Perché il tasso di inflazione è un indice importante

Anche nel caso delle monete virtuali, un valore elevato per l’inflazione è considerato un fattore negativo.

Esso, infatti, sta ad indicare l’esistenza di un gran numero di nuove unità monetarie le quali sono entrate in circolazione andando ad intaccare, in negativo, il potere d’acquisto delle monete già in offerta.

Proprio il basso indice di inflazione è stato uno dei dati che hanno recentemente spinto molti investitori a guardare con rinnovato interesse al settore delle criptovalute.

Il problema di Ripple

Il problema che è stato messo in evidenza da Messari, del resto, è legato proprio al fatto il gruppo di lavoro di Ripple finanzia i piani di sviluppo della criptovaluta vendendo nuovi quantitativi del token.

In pratica ogni trimestre viene immesso sul mercato un quantitativo pari a milioni di Ripple, con risultati che il token va poi a scontare in termini di quotazione.

E’ stato il CEO, Brad Garlinghouse, il recente 22 maggio, a ricordare su Twitter che le vendite hanno il preciso scopo di aiutare ad espandere le utility di Ripple, costruire RippleNet e supportare tutto ciò che serve per lo sviluppo.

Una pratica che, però, è apertamente criticata da molti criptofans, il cui parere sembra ora condiviso dai mercati e potrebbe esserlo ancora a lungo.