Un milione di dollari entro il 2020: questa previsione di John McAfee sulla criptovaluta attribuita a Satoshi Nakamoto ha sempre indotto al sorriso gli analisti più avveduti. Tanto da spingere molti ad affermare che si tratterebbe nulla di più di una boutade, probabilmente formulata per far parlare di BTC e favorirne la popolarità.
McAfee ha indubbiamente esagerato, considerato come l’attuale quotazione di BTC si aggiri leggermente al di sotto degli 8mila dollari. Resta il fatto che in molti continuano a sponsorizzare l’ipotesi di un vero e proprio boom rialzista nei prossimi mesi. Innescato naturalmente dall’halving ormai prossimo.

Il 13 maggio potrebbe iniziare una nuova storia

Il dimezzamento delle ricompense spettanti ai miners di Bitcoin è ormai da mesi oggetto di accanita discussione. Come del resto ufficializzato da Google Trends, che parla di escalation di ricerche a tema BTC sul celebre motore di ricerca.
L’evento, atteso per il 13 maggio, è considerato un vero e proprio detonatore. Una volta che sarà stato raggiunto il blocco 630mila, infatti, potrebbe iniziare una nuova storia, tale da riservare non poche sorprese.

Perché l’halving potrebbe essere il detonatore?

Negli ultimi mesi, si è registrata una serie di movimenti nel settore del mining. Il fatto che le ricompense spettanti ai minatori stia per calare da 12,5 a 6,25 per blocco risolto, infatti, ha spinto più di un attore a gettare la spugna o dedicarsi ad altro.
Basti pensare ad esempio alla recente decisione di Valarhash Baite, società di mining che ha deciso di dedicarsi ad altre criptovalute giudicate più redditizie. Una decisione arrivata, peraltro, da una società che sino a qualche tempo fa accumulava il 9% dell’attività di calcolo.

Meno minatori, prezzo più alto

La riduzione degli addetti al mining di Bitcoin, potrebbe avere come conseguenza un notevole calo dell’attività di calcolo. Ovvero un rallentamento nell’offerta di token sul mercato, con conseguenze facilmente prevedibili sulla quotazione di BTC.
Il tutto in un momento storico molto particolare, quello innescato dal diffondersi del coronavirus. La necessità di limitare alcune attività economiche ha naturalmente innescato timori sempre più diffusi sui mercati, spingendo molti investitori a prendere in considerazione asset giudicati in questo frangente più sicuri.
A giovarsene potrebbe essere proprio il Bitcoin, considerato sempre più alla stregua di un bene rifugio, nonostante la sua volatilità. Il mix tra halving e coronavirus, quindi, potrebbe rivelarsi il propellente ideale per una vera e propria esplosione del prezzo di BTC, anche se non ai livelli preconizzati da McAfee.