Quanto accaduto nel corso delle elezioni per la Casa Bianca, il cui risultato finale è ancora contestato da Donald Trump e dai suoi sostenitori, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la questione relativa alla possibilità di alterare il risultato elettorale.

Un pericolo il quale, del resto, era stato messo in preventivo da più parti, soprattutto in considerazione del largo impiego del voto postale da parte di molti elettori messi in ansia dal ciclone Covid-19, ancora molto forte negli Stati Uniti.

Se, però, prima delle elezioni era stata proposta la tecnologia blockchain come possibile antidoto ai temuti brogli, ora la questione sembra rivelarsi più complessa del previsto.

Il documento del MIT

A tornare sulla questione è stato il MIT (Massachusetts Institute of Technology), il quale ha appena pubblicato un documento che, sin dal titolo, non lascia molto spazio all’immaginazione.

Il report, il cui autore senior è il professor Ron Rivest, si intitola infatti “Going from Bad to Worse: From Internet Voting to Blockchain Voting”, ovvero “Andando di male in peggio: dal voto su Internet al voto su Blockchain”.

In pratica, la tesi sostenuta dal report, il voto basato su blockchain sarebbe significativamente meno sicuro del voto per posta o espresso personalmente presso un seggio.

Cosa dice il documento sul voto tramite blockchain

Una bozza del documento proveniente dal Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT, afferma in pratica che il voto basato su blockchain “aumenterebbe notevolmente il rischio di fallimenti elettorali non rilevabili su scala nazionale”.

Aggiungendo poi che se ad un primo esame tale modalità può rivelarsi allettante, all’atto pratico potrebbe trasformarsi in un notevole contributo alla negazione del diritto di voto.

Un parere di non poco conto, se si pensa che Ron Rivest, che si è avvalso della collaborazione degli scienziati Sunoo Park, Michael Spectre, Neha Narula e Ronald Rivest. Rivest, è stato uno degli inventori della crittografia RSA, attualmente utilizzata nei browser web e nella VPN.

Il riferimento a Voatz

All’interno del documento viene peraltro citata l’app Voatz, basata su blockchain e sperimentata per la prima volta nelle elezioni di medio termine del West Virginia, che si sono tenute nel 2018.

Venendo bocciata all’epoca proprio dal MIT, provocando una risposta piccata da parte dell’azienda che l’aveva sviluppata.

Una bocciatura la quale, però, viene reiterata ora da Rivest, secondo il quale Voatz avrebbe messo in evidenza una serie di vulnerabilità di non poco conto.

Tali da farne una risposta tutt’altro che ideale alle esigenze di trasparenza del voto messe in evidenza dalle ultime presidenziali.

Tanto da spingere i repubblicani a dare vita ad una serie di notevoli proteste e Donald Trump a ricorsi il cui esito sembra tutt’altro che scontato.