Bitcoin

Il lancio della nuova mining pool di Binance, “Binance Pool”, non ha mancato di sollevare contrarietà nella fazione dei criptofans più rigidi dal punto di vista ideologico.
Il motivo di questo atteggiamento è da ricercare nel fatto che in tal modo il Bitcoin si appresta a diventare sempre più centralizzato, smentendo l’afflato libertario considerato come sua imprescindibile prerogativa.

Cos’è “Binance Pool”

“Binance Pool” è una mining pool che opera senza alcuna commissione sino al 31 maggio, data dopo la quale ne applicherà una del 2,5%. I maggiori miner, però, hanno la facoltà di contattare Binance per trovare un accordo relativo all’estensione del periodo gratuito.
Supporterà meccanismi di mining sia Proof-of-Work (PoW) che Proof-of-Stake (PoS), venendo integrata con l’intero ecosistema Binance. In tal modo sarà possibile per i miner un rapido trasferimento dei fondi da “Binance Pool” alle varie piattaforme della compagnia ed effettuare in tal modo trading, lending e staking.

La risposta di Binance alle accuse

I timori sollevati dalla mossa di Binance sono stati espressi da molti criptofans, i quali hanno ricordato come il processo di centralizzazione sia già in atto da anni. Favorito anche dal fatto che ormai solo le grandi strutture possono permettersi di partecipare all’attività di calcolo con la fondata speranza di guadagnarci.
Secondo alcuni degli appartenenti alla community, l’arrivo di Binance Pool è destinato a dare una ulteriore sterzata in tal senso.
L’accusa viene però rigettata da Binance. E’ stata Lisa Hue, in particolare, ad affermare che nella realtà l’entrata di Binance nell’attività di Mining concorre proprio a spezzare la tendenza in atto.
Basterebbe in effetti notare come nel 2018 le macchine prodotte da un’azienda rappresentassero quasi il 51% dell’hash rate di Bitcoin. Mettendo quindi in pericolo la sicurezza del sistema. Mentre attualmente proprio l’entrata di altri soggetti nel settore ha permesso di allontanare l’insidia. Come contribuirà a fare “Binance Pool”.

Una discussione in atto ormai da tempo

Quella sulla decentralizzazione non è una discussione puramente ideologica, ma densa di conseguenze. Che vertono proprio intorno al 51% indicato da Lisa Hue, la soglia che rende potenzialmente letale un attacco da parte di chi ne riesca a conseguire il controllo dei nodi operanti lungo la catena.
Chi riuscisse a conseguirla, infatti, potrebbe propagare sulla blockchain blocchi falsi, in grado di veicolare operazioni fraudolente. Il riscontro di questi blocchi da parte della maggioranza della rete, derivante dal controllo della potenza di hashing, con la loro validazione, potrebbe infine essere causa non solo della perdita di fondi, ma anche di danni irrimediabili in termini di immagine.