Halving, ma non solo: questo è ormai l’orientamento di molti analisti nel cercare di spiegare i motivi per i quali il Bitcoin potrebbe presto dare vita all’ennesima impetuosa galoppata.

Se, infatti, il dimezzamento delle ricompense spettanti ai miners è ormai da mesi preda di una intensa discussione nell’opinione pubblica, va anche sottolineato come ci siano alcuni fattori macro i quali sembrano predisporre il terreno ideale per una prossima crescita della più famosa valuta digitale.

La fiducia nei governi sta sensibilmente calando

Il primo fattore macroeconomico che sembra poter gonfiare le vele del prezzo del Bitcoin è il sensibile calo di fiducia degli investitori nelle istituzioni governative.

In molti giudicano i governi e le loro emanazioni monetarie, le banche centrali, assolutamente inadeguati nel poter fornire risposte in un momento critico dell’economia come quello originato dalla diffusione del Covid-19.

Oltre all’incapacità di prevedere una situazione critica, ha molto colpito l’opinione pubblica il modus operandi messo in campo dalle istituzioni monetarie, sotto forma di una vera e propria inondazione di liquidità nell’economia reale.

Una mossa l quale potrebbe però rivelarsi un boomerang nel caso in cui i prezzi iniziassero a rincarare, originando quell’inflazione che è ormai vista con aperto terrore dagli investitori.

I tassi di interesse continuano ad essere troppo bassi

Alla possibilità di un surriscaldamento dei prezzi, va poi ad aggiungersi la persistenza di tassi di interesse troppo bassi.

Tali da spingere di conseguenza gli investitori a correre qualche rischio in più, pur di riuscire ad assicurarsi rendimenti più sostanziosi.

Se il Bitcoin è contrassegnato da notevoli turbolenze, va pur detto che sul lungo periodo è in grado di generare consistenti ritorni, soprattutto a chi riesca a prendere posizione sul mercato nel momento giusto.

Proprio per questo gli analisti prevedono che molte persone decideranno di rivolgersi nei prossimi mesi alla regina delle monete virtuali, nella fondata speranza che il token riesca a ripetere quanto già fatto in occasione dei due precedenti halving, quelli del 2012 e del 2016.

Quando dopo qualche settimana di relativa calma iniziò una corsa che, peraltro, all’epoca non poteva contare su fattori di macroeconomia come quelli che abbiamo appena ricordato.

Va peraltro sottolineato che in questa occasione potrebbero essere proprio gli investitori istituzionali a fornire il propellente per un furioso rally.

Basti pensare al recente annuncio secondo il quale Paul Tudor Jones, il  fondatore di Tudor Investment Corporation, considerato uno degli hedge fund più redditizi a livello globale, ha deciso di allargare la sua attività alle criptovalute. Probabilmente non sarà solo lui a farlo.