La recente decisione di Tesla relativa all’acquisto di Bitcoin per 1,5 miliardi di dollari ha destato notevole scalpore tra gli analisti.

Spingendoli a chiedersi perché non solo l’azienda fondata e guidata da Elon Musk, ma anche altre, abbiano deciso di convertirsi al denaro digitale.

Una domanda cui più di un esperto sta dando una spiegazione la quale sembra in effetti abbastanza condivisibile.

Il denaro in eccesso favorisce il Bitcoin

Le aziende che fanno parte dello S&P 500 di Wall Street, hanno in questo momento oltre 1,3 trilioni di dollari all’interno dei loro capienti forzieri.

Una mole imponente di denaro il quale non può certo restare fermo, ma che deve trovare asset in grado di remunerarlo.

E proprio il Bitcoin, che prospetta clamorose crescite nei prossimi mesi, potrebbe rappresentare una incredibile opportunità in tal senso.

Soprattutto alla luce delle politiche messe in atto dalle banche centrali, le quali ormai da mesi stanno inondando di liquidità i mercati.

Non è solo Tesla ad investire in criptovaluta

Tesla rappresenta soltanto la punta dell’iceberg, al momento, insieme a Square e MicroStrategy.

Oltre all’azienda automobilistica californiana, infatti, molte altre possono essere interessate ad investire i soldi in eccesso detenuti al momento.

Tanto da indurre Genesis Global e Coinbase a cercare di convincerle a farlo, alla luce del fatto che la pandemia di Covid sembra destinata a durare ancora per lunghi mesi.

Ponendo le basi per ulteriori interventi della Fed a sostegno di una economia, quella a stelle e strisce, la quale è stata duramente messa alla prova nel corso degli ultimi mesi.

Il Bitcoin è un bene limitato

Se il denaro liquido è ormai riversato periodicamente dalle banche centrali nel circuito economico senza soluzione di continuità, il Bitcoin è invece un bene finito.

Il suo quantitativo, una volta che saranno stati minati tutti i token restanti, non potrà infatti superare la fatidica quota di 21 milioni.

Una caratteristica la quale assicura, almeno in via teorica, una certa stabilità di prezzo, anche se al momento sui mercati prevale proprio l’orientamento contrario, ovvero la volatilità.

Basti pensare al vero e proprio crollo che in 19 ore ha in pratica abbattuto la quotazione di Bitcoin da 58 mila a 47 mila dollari.

Un record il quale è derivato però da un fatto assolutamente contingente, ovvero la liquidazione delle posizioni a leva da parte degli exchange, ovvero i famigerati derivati.

A quanto sembra, comunque, neanche crolli di questo genere sembrano in grado di riuscire a dissuadere le aziende le quali hanno già deciso di convertire una parte dei propri soldi in criptovaluta.

Il pericolo rappresentato dall’eccesso di liquidità, in un momento come l’attuale, sembra in effetti uno spot a favore di Bitcoin.