Adam Back

La vera identità di Satoshi Nakamoto è uno dei grandi misteri della crittografia.

Un tema rilanciato nei giorni passati da John McAfee, il quale ha affermato di sapere al 99% chi sia l’ormai mitico inventore del Bitcoin.

Le ultime vicende, però, sembrano rendere il mistero simile a quello dei Rosacroce: chi afferma di essere Satoshi Nakamoto, infatti, secondo l’opinione pubblica non lo è, come avviene a Craig Wright, mentre chi viene indicato dalla stessa, nega con vigore l’ipotesi. Come sta accadendo a Adam Back.

Chi è Adam Back

Adam Back è il CEO e co-fondatore di Blockstream. Indicato nei giorni passati su Reddit e altri social come il vero Satoshi Nakamoto, ha deciso di smentire con vigore le voci, in un messaggio affidato a Twitter.

I rumors sembrano peraltro smentiti da alcuni fatti di non secondaria importanza, a partire dal fatto che proprio Back fu uno dei primi a scambiare messaggi di posta elettronica con Satoshi proprio sul tema delle monete basate su crittografia.

Fu poi lui, nel 1997, ad ideare un sistema simile alla Proof of Work che viene usata ancora oggi come modalità di consenso sulla blockchain di Bitcoin, all’interno di un progetto, HashCash, che avrebbe condotto alla nascita di un moneta digitale descritta formalmente in un documento risalente al 2002.

Secondo molti proprio da lì Satoshi Nakamoto trasse l’ispirazione per dare infine vita alla propria iconica creazione.

La sua battaglia contro Ethereum

In epoca recente, Back si è trovato al centro delle voci su una alleanza con Justin Sun, CEO di Tron Foundation, tesa a contrastare lo strapotere di Ethereum, la nuova creazione di Vitalik Butherin.

Una alleanza che è sfociata poi nello sbarco di Tron Foundation su Lightning Network grazie a Liquid e all’aiuto da lui prestato.

E Craig Wright?

La cosa più divertente nella situazione che si è venuta a creare è che mentre Back nega, a proporsi di continuo come il vero Satoshi Nakamoto è Craig Wright.

Con scarsi esiti, a dire il vero, se si pensa che proprio a causa della sua autocandidatura il miliardario australiano è indicato come Faketoshi dai detrattori.

Il suo grosso problema, però, è che non gli crede neanche la magistratura, in una causa intentata contro di lui da Ira Kleiman, fratello di un suo ex socio d’affari, quella relativa al Tulip Group.

Nella quale, appunto, Wright deve dimostrare di essere l’inventore del Bitcoin per non perdere il processo ed essere costretto a restituire circa mezzo milione di token, una cifra che alle odierne quotazioni sarebbe assolutamente ingente.