Welfare, spunta il “Sia” (Sostegno per l’inclusione attiva)

di | 18 settembre 2013 | economia | Commenti disabilitati su Welfare, spunta il “Sia” (Sostegno per l’inclusione attiva)

tasche vuoteSi chiama “Sostegno per l’inclusione attiva” (Sia)” ed è “una misura nazionale di sostegno per le persone in condizione di povertà”, finalizzata a consentire “a tutti l’acquisto di un paniere di beni e servizi ritenuto decoroso”, sulla base di una soglia stabilita per legge e di un principio di ”universalità” da sostituire all’attuale impostazione categoriale che ha storicamente ispirato il sistema italiano di welfare. La proposta è stata elaborata dal “gruppo di lavoro sul reddito minimo” costituito a giugno presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e presentata in un convegno al Senato alla presenza del ministro, Enrico Giovannini, e del vice ministro, Maria Cecilia Guerra.

Gli studiosi incaricati dal ministero – rappresentati al convegno da Paolo Bosi e Ugo Trivellato – stimano che, a regime, l’introduzione del Sia possa comportare un costo tra i 7 e gli 8 miliardi di euro che consentirebbe di interessare non meno di circa il 6% delle famiglie italiane. Ciononostante, gli esperti hanno calcolato una fase di transizione meno onerosa dal valore di 1,5 miliardi.
Il ministro ha spiegato che “la proposta del Sia non è immediatamente operativa ma la apriremo, con le scelte che comporta, al dibattito pubblico e parlamentare: abbiamo ancora qualche settimana per valutare se e come inserirlo nella prossima legge di Stabilità”. “Non possiamo andare avanti così – ha proseguito l’esponente del Governo Letta – la crisi non è come le altre e non sarà l’ultima, dobbiamo attrezzarci”.
Nelle raccomandazioni di giugno la Commissione europea ha chiesto esplicitamente all’Italia di dedicare maggiore attenzione alle famiglie povere con figli, seppure nel rispetto del rigore di bilancio.

Tra i 15 paesi della cosiddetta “Vecchia Europa” l’Italia è infatti il solo, insieme alla Grecia, privo di uno strumento inclusivo e nazionale di contrasto alla povertà, laddove predomina una logica di frammentazione degli interventi, priva di una visione organica e molto differente a livello territoriale, soprattutto regionale. Il Sia infatti punta, almeno a livello teorico, a colmare il gap tra il reddito disponibile di una famiglia ed il livello di riferimento di qualità della vita stabilito per legge, anche sulla base delle differenze territoriali.

Il titolare del Dicastero delle politiche sociali ha poi specificato che non si tratta di “un reddito di cittadinanza aperto a tutti indistintamente dalle condizioni di reddito”. Al contrario “la misura è concepita come sostegno diretto ai poveri che ‘coinvolge tutti i residenti, inclusi gli immigrati legalmente residenti o, perlomeno, quelli stabilmente residenti secondo le direttive comunitarie. Strumentale all’applicabilità di questa misura è la riforma dell’Isee, ma anche dei centri d’impiego, degli ammortizzatori sociali: sono tutti pezzi di un puzzle che devono andare insieme e devono essere ricondotti a unità”.

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