Welfare, ecco le proposte di riforma elaborate dall’Istituto della Ricerca Sociale di Milano

di | 20 settembre 2013 | economia | Commenti disabilitati su Welfare, ecco le proposte di riforma elaborate dall’Istituto della Ricerca Sociale di Milano

RanciOrtigosaChe il welfare italiano abbia bisogno di essere riformato ma non smantellato è chiaro a tutti. Il vero problema è capire in che modo questo percorso va innescato. Sul punto la classe politica sembra non avere le idee molto chiare. Eppure non può essere trascurato il dato in base al quale la spesa per interventi socio-assistenziali in Italia ammonta a 67 miliardi di euro, pari a oltre il 4% del nostro Pil (dati 2012).

Si tratta di una rilevante voce della spesa pubblica che prevalentemente (55 miliardi) si traduce in erogazioni monetarie da parte dell’Inps e solo in piccola parte (8,5 miliardi) riesce a sostenere interventi dalle amministrazioni locali, che avrebbero invece la possibilità di garantire percorsi di welfare fondati su servizi adeguati ed efficaci, come sviluppati da tempo nella maggior parte dei Paesi europei.

Secondo l’Istituto della Ricerca Sociale di Milano, per effetto di gravi limiti che non sono stati oggetto di interventi generali di riforma, il nostro sistema assistenziale favorisce un enorme dispersione dei benefici e non è in grado di garantire risposte appropriate e certe ai bisogni esistenti della popolazione. Inoltre, il nostro sistema assistenziale alimenta la distanza tra generazioni, concentrando gli interventi sugli anziani e trascurando i giovani a rischio di povertà, emarginazione sociale e lavorativa: le famiglie giovani ricevono infatti solo l’11% della spesa sociale complessiva, mentre i nuclei degli ultrasettantenni, che rappresentano meno di un terzo delle famiglie italiane, beneficiano di circa la metà della spesa totale.

Il problema da affrontare e risolvere è come garantire la efficacia degli interventi e l’ equità e l’efficienza dell’intero sistema.

Dopo un lungo lavoro di ricerca e analisi sulla struttura, i benefici e gli effetti della politica sociale in ambito socio-assistenziale, un’equipe di studiosi guidata da Emanuele Ranci Ortigosa dell’Irs (nella foto) e da Paolo Bosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche (Capp) dell’Università di Modena e Reggio Emilia, insieme ad Ars e con il patrocinio di Fondazione Cariplo, ha elaborato una proposta di riforma organica del welfare italiano in campo socio-assistenziale.

La proposta verrà presentata e discussa in occasione del Convegno “Costruiamo il welfare di domani” che si terrà il 26 settembre 2013 a Milano (Pime, via Mosè Bianchi 24) e che vedrà la partecipazione di Maria Cecilia Guerra, Vice-Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Valerio Onida, Presidente Emerito della Corse Costituzionale, Pietro Barbieri, Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore, Lorena Rambaudi, Coordinatore Assessori alle Politiche sociali delle Regioni e Province autonome, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano. Saranno inoltre presenti centinaia di amministratori regionali e locali, esperti, dirigenti dei Servizi pubblici e privati e di organizzazioni sindacali e sociali, professionisti.

Sono previsti interventi in tre ambiti fondamentali: sostegno alle responsabilità familiari, sostegno alla non autosufficienza, contrasto alla povertà.

Con riferimento al primo ambito, si prevede lo sviluppo di un Assegno per famiglie con figli – con o senza detrazioni per altri familiari a carico e graduato in base alla condizione economica della famiglia e al numero dei componenti – che può essere introdotto reimpiegando i circa 18 miliardi attualmente destinati a detrazioni e assegni familiari, per un totale di 10,5 milioni di famiglie potenzialmente beneficiarie. Al fine di garantire un sostegno agli anziani (over 65) totalmente o parzialmente non autosufficienti (circa 2 milioni), viene proposto lo sviluppo di un nuovo strumento, in sostituzione dell’indennità di accompagnamento, chiamato “Dote di Cura”, che consentirebbe l’attivazione dei servizi di natura socio-sanitaria e lo sviluppo di un percorso assistenziale flessibile (secondo un adeguato mix cash/care definito insieme al beneficiario).

Infine, l’istituto ha elaborato una proposta unitaria di politica contro la povertà che intende proporsi come risposta efficace e sostenibile, nell’attuale situazione di crisi, all’urgenza rappresentata dal 7% di famiglie italiane in povertà assoluta (dati Istat per il 2012); l’intervento suggerito, chiamato Reddito Minimo di Inserimento, andrebbe a integrare i redditi di tutte le famiglie “povere” fino a consentire loro di raggiungere la soglia della “povertà assoluta” e verrebbe garantito a condizione della attivazione di percorsi di inclusione sociale finalizzati all’empowerment delle risorse individuali, per facilitare il reinserimento sociale e lavorativo dei beneficiari.

Le soluzioni proposte operano nella direzione di ottimizzare l’uso delle attuali risorse disponibili realizzando un “welfare comunitario”, fondato sul riconoscimento del territorio come spazio/dimensione umano e relazionale dove promuovere, su scala adeguata, comunità più interattive e solidali, decentrando misure e risorse nazionali. Tale direzione è coerente con l’esigenza di tenere conto dell’impatto di trasformazioni sociali recenti (invecchiamento della popolazione, impoverimento crescente, immigrazioni, conflitto generazionale) che si sono sommate alle carenze di un sistema da tempo obsoleto.

Per Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell’Istituto della Ricerca Sociale di Milano,  “le amministrazioni locali, alle quali la legge attribuisce una autonomia che non è stata ad oggi implementata, avranno la responsabilità di progettare e garantire interventi appropriati per tutti coloro che ne hanno bisogno. Ciò favorirà il passaggio dalla logica “risarcitoria” che ha storicamente caratterizzato l’intervento dello Stato a un welfare attivato dal territorio in piena sinergia con gli strumenti di controllo di cui oggi dispone l’amministrazione centrale. Ci auguriamo di poter dialogare con gli attori politici e sociali per favorire una riforma che, anche per l’impatto sociale della crisi che stiamo vivendo, è riconosciuta nella sua urgenza da tutti”.

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