Welfare, a Roma e Napoli assistenza domiciliare in crisi

di | 29 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

di Ciro Balzano

assistenza domiciliareÈ quasi trascorso il primo mese del nuovo anno e quello che si sarebbe dovuto palesare il periodo storico della ripresa si sta, difatti, mostrando come indissolubilmente legato agli anni precedenti, dove i tagli e la crisi si ergevano da protagonisti. Il Welfare, come insieme degli strumenti per contrastare le crisi e per salvaguardare soprattutto le fasce deboli della popolazione, si sta genuflettendo alla rigide riforme politiche che pian piano stanno smembrando ogni logica di sostegno alle classi più indigenti.
È proprio per questa tendenza dell’agenda politica italiana che due città simbolo dell’assistenza agli anziani ed ai disabili non autosufficienti, Roma e Napoli, lanciano grida d’allarme per la continua riduzione dei fondi destinati a questo settore sociale.
A Roma la situazione è estrema : 4500 utenti disabili che sono in carico al servizio di assistenza domiciliare, mentre sono circa 2 mila quelli in lista d’attesa. Non solo.
Anche la situazione degli anziani è alquanto critica. Infatti il servizio Saisa copre circa 4 mila utenti, mentre ad essere tagliati fuori sono 3700 anziani che non possono, quindi, beneficiare del servizio di assistenza.
Il tutto nasce storicamente nella capitale anche a causa della delibera 355/2012, voluta fortemente dalla precedente giunta, già avviata in alcuni municipi, che difatti ha portato al ridimensionamento del finanziamento a queste attività, aventi a disposizione meno fondi per poter coprire tutto il territorio.
La Delibera della Giunta Comunale 355 del 2012 è nata con l’intento di superare l’impianto attuativo della precedente DGC, la 479/2006, rea di essere troppo rigida sul piano dei “pacchetti di servizio”. I principi fondamentali su cui doveva essere strutturato il nuovo modello erano interessanti e condivisibili però non era presente un cambio di marcia, sul piano strutturale, rispetto alla 479/2006.
Difatti il budget per i disabili “gravi” si è ridotto dai 1800 euro mensili della Dgc 479, ai 1550 euro della 355.
Anche innalzare il costo delle prestazioni  ha comportato un minor numero di ore di assistenza domiciliare. È giusto uniformare il contratto di lavoro degli operanti, ma non quando questo si traduce in un minor finanziamento ai malati, che necessitano di più ore di assistenza.
Questo non ha fatto altro che portare disservizi e problemi, maggiori, alle famiglie in cui c’è appunto un anziano od un disabile che necessita di assistenza.

A Napoli invece il servizio è stato praticamente interrotto per i 900 beneficiari. L’Adi è un servizio esistente sul territorio dagli anni ’90. Una branca consiste in una serie di interventi degli operatori che si svolgono nell’ambito sociale ed affidati in gestione ad enti del terzo settore, ma che fanno capo al Comune di Napoli: cura della casa, acquisto degli alimenti, preparazione dei pasti sono solo alcune delle mansioni svolte. Un’altra, che invece fa capo all’Asl, si muove nell’ambito sanitario effettuando visite infermieristiche secondo i programmi terapeutici stabiliti dal medico di base o specialistico. Come sempre, a pagare di più sono le persone che già sono relegate ai margini della società per l’accesso ai servizi, mentre una buona parte del paese può continuare ancora non percepire minimamente alcuna problematica derivante dalla crisi economica o dai conseguenti tagli alle risorse dei servizi sociali italiani.

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