Venti anni di emergenza rifiuti in Campania, Realacci: buttati via 4 miliardi di euro

di | 11 febbraio 2014 | ambiente | 0 commenti

ermete-realacciI disastri ambientali restano la grande sfida dell’Italia. Domani ricorre il ventesimo anniversario del primo commissariamento per l’emergenza rifiuti in Campania, decretato l’11 febbraio del 1994 dall’allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Il governo Berlusconi ne dichiarò la fine sulla carta fissando la data al 31 dicembre 2009. Ma la vera svolta è arrivata solo lo scorso 16 gennaio. Il consiglio della Regione Campania ha approvato all’unanimità una legge che riordina radicalmente i poteri di gestione, calando le responsabilità in capo ai Comuni. La nuova norma cade quasi in contemporanea con il via libera del Parlamento alla legge speciale su “Terra dei fuochi”. Decisione tanto più attesa alla luce delle inquietanti rivelazioni della camorra nel lontano 1997, desecretate dalla Camera e rilanciate in tv dal pentito Carmine Schiavone. Il rischio maggiore che si corre è continuare a cerchiare date sul calendario senza riuscire a mettere la parola fine ad una lista interminabile di problemi aperti. Ne parliamo con Ermete Realacci, tra i fondatori di Legambiente e presidente alla Camera dei deputati della VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici).

La Campania prova a reagire e ad uscire dall’angolo con una nuova legge che riordina i poteri, cosa ne pensa?

A vent’anni dalla proclamazione dell’emergenza, dobbiamo purtroppo constatare che la Campania non è ancora riuscita a creare una filiera nella gestione degna di una grande regione, né a far partire seriamente le bonifiche. Il commissariamento è stato un enorme fallimento, ma non solo in Campania. È lo strumento che ha fallito su tutti i fronti e in ogni parte d’Italia. Fino ad oggi sono stati buttati via quattro miliardi di euro, una cifra enorme finita nei rivoli di una spesa inefficace e incapace di incidere sulla soluzione dei problemi.

Crede ci sia ancora lo spazio per venirne fuori?

Le cose da fare sono ancora tantissime, ma oggi si prova a voltare pagina. Mi auguro che il decreto Terra dei fuochi, uscito rafforzato dalla discussione parlamentare, riesca presto a passare alle azioni concrete traducendosi in fatti. Non ci possiamo più permettere il lusso di perdere tempo. I troppi fronti aperti hanno bisogno di essere chiusi con decisione.

Il governo Letta ha la forza di affrontare questi nodi?

Questo governo deve rafforzare l’azione in tanti campi, dalle bonifiche rimaste sulla carta, ai tanti problemi di dissesto idrogeologico, ai drammi irrisolti in tutta Italia. Ma deve riuscire anche a mettere al centro dell’agenda le politiche ambientali. È qui che è possibile creare vere opportunità di lavoro, puntando sulla tutela del territorio, sul contenimento dei rischi, sulle bonifiche, sull’edilizia sostenibile e sul risparmio energetico.

Riuscirà a conciliarlo con casi come l’Ilva di Taranto?

Con Terra dei fuochi ed Ilva sono stati fatti passi avanti nella giusta direzione. È evidente che non basta. Con questo provvedimento le istituzioni danno una risposta forte anche contro illegalità e ecomafia, a tutela del diritto alla salute dei cittadini e a difesa dell’ambiente. Il decreto legge era approdato a Montecitorio profondamente modificato, sotto alcuni aspetti, dalla commissione Ambiente, e rafforzato nella parte sanitaria nonché per quella Ilva. Anche l’Aula ha apportato modifiche approvando alcuni emendamenti. Per la parte dedicata alla sanità, oltre all’implementazione dello studio ‘Sentieri’ sulle aree inquinate per Campania (area Napoli e Caserta) e Puglia (comuni di Taranto e Statte), ci saranno a disposizione 25 milioni di euro all’anno per il 2014-2015, e 50 milioni in totale per screening gratuiti.

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