Veneto, inquinanti Pfas nell’acqua, Zaia: abbasseremo i limiti

Scontro tra la Regione Veneto e il ministero della Salute per il caso dell’inquinamento provocato dai Pfas, ossia gli agenti impermeabilizzanti che servono per giacconi, smartphone e pellicole antiaderenti.

“I ministeri italiani non vogliono emanare una legge nazionale sui limiti dell’inquinante e allora in questa regione ci arrangeremo. In piena autonomia, procederemo a una drastica riduzione dei limiti dei Pfas che possono essere presenti nelle acque delle rete idrica”, ha affermato il governatore Luca Zaia. Il dicastero della Salute si è rifiutato di procedere a realizzare una norma nazionale che fissi i limiti Pfas: “Il problema Pfas è concentrato solo nelle quattro province di Vicenza, Rovigo, Venezia e Padova”, ha scritto la Direzione generale della prevenzione sanitaria”, ha fatto sapere la Direzione generale della prevenzione sanitaria. Intanto ai quattordicenni con solfuro di carbonio e acido floridico “sopra la media” è stata offerta – dal 15 settembre – la pulizia del sangue (plasmaferesi). Alcune famiglie hanno accettato. Si tratta di un intervento, dice l’epidemiologo Vincenzo Cordiano, “mai provato nel mondo”, come riporta Repubblica.

Intanto Greenpeace ha presentato uno studio alla Regione Veneto in cui punta il dito contro il Gruppo Icig definendolo “un investitore opportunista che acquista pezzi di grandi conglomerati farmaceutici o chimici non più interessanti per le aziende di origine”. E ancora, “una realtà finanziaria che adotta strategie di acquisizione e vendita aggressive: rileva imprese, le ristruttura tagliando i costi, in particolare quelli del personale, e le rivende con profitto”. Il dito puntato è contro la holding che controlla la Miteni di Trissino. “La condotta omissiva di Miteni Spa ha comportato che l’inquinamento da Pfas si propagasse nella falda a chilometri di distanza”, si legge nel report di Greenpeace. 

Alcuni dirigenti di Miteni risultano indagati dalla Procura di Vicenza per reati ambientali e, nel caso venissero confermatele ipotesi di reato, l’azienda dovrebbe coprire i costi delle bonifiche e le richieste di risarcimento.

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