Vannucci (Università di Pisa): politica poco interessata a combattere la corruzione

di | 3 febbraio 2014 | politica | 0 commenti

vannucci“I partiti hanno altro a cui pensare in questo momento. È molto difficile che, nonostante le raccomandazioni dell’Europa, la corruzione torni al centro dell’agenda politica”. A parlare è il professor Alberto Vannucci, ideatore del Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” promosso dall’Università di Pisa in collaborazione con Avviso Pubblico e Libera, docente presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ateneo toscano, tra i massimi studiosi del fenomeno. Al professore abbiamo chiesto di commentare il primo report della Commissione Ue sulla corruzione in Europa.

Professore perché la corruzione è un male così difficile da estirpare, specie in Italia?

Il rapporto dimostra che la preoccupazione della corruzione è comune a molti Paesi, ma l’Italia, per una serie di motivi di cui parleremo a breve, costituisce un’anomalia. Il rapporto non dà risposte alla sua domanda. Leggendo tra le righe le raccomandazioni si capisce che almeno una causa profonda del persistere della corruzione è individuabile nel limite da parte della politica di farsi carico del problema. Sembra quasi che l’Europa ci dica qualcosa che va oltre la semplice individuazione delle carenze di un sistema. Qui, mi pare di capire, c’è un accusa implicita non solo di avere rimosso il problema ma anche di aver creato le condizioni che questo si ricrei.

A cosa si riferisce?

Penso a provvedimenti tipo le leggi “ad personam”, oppure alle norme che disciplinano il funzionamento della prescrizione. Si tratta di punti cruciali che, nei fatti, hanno vanificato l’efficacia delle politiche anti-corruzione. Anzi le dico di più: in questo modo si sono create delle politiche di favore. Se c’è un fattore che ha paralizzato il nostro Paese facendo in modo che non uscisse da tangentopoli è il disinteresse della classe politica che ha rimosso il problema, anziché affrontarlo e risolverlo.

Eppure la corruzione ha un costo elevatissimo…

Certo. Sessanta miliardi di euro all’anno non sono soltanto una zavorra a carico dei cittadini, ma costituiscono un profitto per chi fa parte del sistema. Ovviamente più il fenomeno viene combattuto in maniera flebile più si alza l’asticella della illegalità. Purtroppo, in un momento storico in cui la politica dovrebbe, per ritrovare la propria credibilità, individuare le soluzioni adeguate, anche per garantire la competitività del sistema, vengono lanciati segnali a dir poco inquietanti che fanno crollare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Quali sono questi segnali di cui parla?

L’introduzione di norme che favoriscono il sistema corruttivo. Si vuole far arrivare ai cittadini il messaggio che poi, tutto sommato, la corruzione non è un gran male e che è gestibile con l’ordinaria amministrazione. Invece si tratta di una vera e propria emergenza nazionale.

Per questo ha ideato il master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”?

Proprio così. L’esperienza è arrivata al quarto anno di vita, grazie alla collaborazione tra l’Università di Pisa, l’associazione Libera contro le mafie, che non ha bisogno di presentazioni, e Avviso pubblico che è una organizzazione di cui fanno parte tanti amministratori di enti locali che si battono per l’affermazione della cultura della legalità e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. L’idea mi è nata perché ci siamo accorti che sul tema della corruzione in Italia il mondo accademico era latitante. Formiamo professionisti dell’etica pubblica, ossia soggetti capaci di leggere i segnali e i danni prodotti dalla corruzione nella speranza che la politica ne faccia tesoro.

L’Italia ha già una legge sulla corruzione. Ne serve un’altra?

Lei si riferisce alla legge 190 del 2012 che, per usare un eufemismo, presenta enormi lacune. Anzi, su alcuni profili, è addirittura peggiorativa del preesistente. Quindi a voler essere ottimisti, si tratta di un primissimo passo. È necessario che la politica si risvegli ed esca dal torpore nel quale è piombata negli ultimi vent’anni.

Riusciranno i partiti a fare proprie le raccomandazioni della Ue?

I partiti, adesso, hanno altro a cui pensare. La corruzione, purtroppo, non è né di destra, né di sinistra, come dimostrano anche recenti fatti di cronaca, ma rientra in una concezione alta della politica. Il fatto che la lotta alla corruzione sia stata rimossa dall’agenda politica la dice lunga sulla volontà politica di debellarla.

 

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