Un secolo fa l’inizio della Grande Guerra, ricordare per farci coraggio

di | 27 ottobre 2013 | editoriali | 0 commenti

di Gino Zaccari*

prima-guerra-mondialeIl prossimo anno in tutta Europa sarà commemorato il centenario dell’inizio della prima Guerra Mondiale, la “Grande Guerra” come la battezzarono i contemporanei. L’Italia, è cosa nota, non tirerà fuori il becco di un quattrino né per restaurare i monumenti che la ricordano, né per commemorare le vittime, né per organizzare rievocazioni. Forse è perché l’Italia è entrata in guerra solo nel 1915? Qualcuno lo ha detto e ci ha strappato una risata amara. La verità è che un paese che la storia l’ha praticamente inventata è orami troppo spesso indietro anche su questo “fronte”.

La Grande Guerra è stata un’ecatombe immane, una fucina che ha abbattuto per sempre la potenza, fino ad allora incontrastata, degli stati europei nei confronti del resto del monto, Stati Uniti e Russia compresi. La Grande Guerra ho portato nella tomba la migliore gioventù dell’inizio del secolo più dinamico della nostra storia, ha visto l’introduzione di armi terribili come i gas tossici, i lanciafiamme,  la mitragliatrice. E costata l’impronunciabile cifra di 15.000.000 di morti che sono raddoppiati quando i soldati sono tornati a casa diffondendo in tutta Europa il virus della Spagnola che ha trovato terreno fertile in una popolazione stremata da stenti e privazioni. Ha delapidato le risorse economiche di stati fiorenti ed in piena corsa allo sviluppo, ha cancellato dalla storia 4 imperi (austroungarico, tedesco, russo, ottomano), ha provocato il più grave sconvolgimento dell’assetto geopolitico europeo dalla fine dell’Impero Romano.

La Grande Guerra ha sepolto la Belle Époque e il suo lusso e ottimismo, e allora perché ricordarla? La domanda ha molte risposte che ogni stato darà per suo conto e molte delle quali, a dire il vero, ci interessano solo in parte. Quello che oggi preme a me sottolineare è il perché noi italiani ce la dobbiamo ricordare. E’ voro, non dimenticare gli oltre 600.000 nostri nonni e bisnonni caduti nelle fangose trincee dell’Isonzo o del Piave o sulle vette delle alpi o ancora sulle pietraie aride del Carso. O ancora per i 5.610.000 di loro mobilitati e sottoposti alle più atroci sofferenze di quella guerra per molti versi incomprensibile. Ragioni nobili ma a mio avviso non sufficienti, in un’epoca di crisi, di scarsa fiducia nel futuro, di diffusa insoddisfazione e paura noi dobbiamo ricordare che l’Italia contro ogni ragionevole pronostico, dopo una sconfitta inimmaginabile e apparentemente senza possibilità di redenzione come Caporetto; riuscì a rialzare la testa, riuscì a superare la prova, a vincere quella guerra impossibile tirando fuori energie che non credeva di avere, che i sui nemici non immaginavano che avesse, che i suoi alleati non si sognavano che sarebbe stata in grado di tirare fuori.

L’Italia di oggi, spaventata e invigliacchita dovrebbe ricordare che nel momento della massima disperazione quando non si sapeva come porre freno alla marea umana di due eserciti potentissimi che dilagavano nel suo territorio ha fatto la scelta disperata di affidarsi ai più piccoli, “i ragazzi del ‘99” quei 270.000 mila diciottenni mandati al fronte troppo presto ma che seppero infondere entusiasmo e coraggio ad un esercito spossato e battuto. Questo dobbiamo ricordare alla nostra cara Italia, sappi rialzare la testa, sappi sfidare il destino, combatti con ogni fibra del tuo essere contro i nemici e le difficoltà che ti opprimo. Difficoltà che cento anni fa si chiamavano eserciti imperiali, oggi sono sprechi, disoccupazione, cattiva amministrazione, disonestà, immoralità, nemici temibili come quelli di cento anni fa ma come loro, nemici battibili con la forza del coraggio, della dedizione e perché no, della disperazione se serve, ma comunque battibili! Coraggio Italia! Non dimenticare di quando sei stata forte e coraggiosa!

*Giornalista, storico e saggista

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