Truffa dei falsi prodotti “bio”, ecco quanto ci costa

Oltre 10 tonnellate tra prodotti chimici, fertilizzanti, concimi alterati e pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura biologica sono stati sequestrati lo scorso 2 novembre nel Ragusano dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una operazione nei confronti di aziende certificate “Bio” che percepivano indebitamente anche contributi dalla Ue e truffavano i consumatori vendendo quei prodotti a prezzi stellari.

Una maxi truffa che va avanti dal 2015 e che agli italiani è costata 8 milioni di euro. Ma non solo. Analizzando la filiera di controlli si scopre che è il sistema certificatore a fare acqua da tutte le parti.

Le 9 aziende coinvolte (dislocate nelle province di Ragusa e Siracusa tra Modica, Scicli, Pozzallo e Vittoria), oltre a spacciare per bio normalissimi prodotti ortofrutticoli convenzionali, hanno incassato illecitamente un milione di euro di finanziamenti della Politica agricola comune europea (Pac).

Il settore da anni cresce a due cifre e anche per il 2017 le previsioni stimano un +12%. Secondo una stima de Il Fatto quotidiano il bio in Italia vale quasi 5 miliardi di euro all’anno: nel 2016 ne ha fatturati 3 grazie al mercato interno e 1,9 con le esportazioni. Siamo i primi in Europa e i secondi al mondo, dopo gli Usa. Le aziende agricole che producono bio sono 72mila e il loro numero nell’ultimo anno è cresciuto del 20%. Una su 4 non produce in via esclusiva bio e in alcune Regioni in pochi mesi sono quasi raddoppiate, come certifica lo stesso ministero delle Politiche agricole: +95% in Molise, +83% in Campania, +83% in Basilicata.

In Italia nessuno si è mai accorto di nulla. La segnalazione che in un lotto di zucchine biologiche c’erano troppi pesticidi è arrivata dall’Inghilterra. Le autorità inglesi hanno avvisato il ministero guidato da Martina e il suo ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi (Icqrf) è intervenuto, ma non ha trovato traccia di pesticidi nei falsi bio.

Come è possibile? A quanto pare controllati e controllori si sovrappongono. Sulla correttezza dei 14 enti certificatori nazionali del bio, infatti, dovrebbe vigilare Accredia, l’ente unico di accreditamento, che sotto la supervisione del ministero dello Sviluppo economico garantisce l’indipendenza degli organismi di certificazione e dei laboratori. Purtroppo però gli enti di certificazione sono spesso di proprietà di cooperative di produttori, tanto che vengono rappresentati dalla stessa associazione.

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