Trentasei anni fa moriva Raoul Follereau, il poeta degli ultimi

di | 6 dicembre 2013 | cultura | 0 commenti

di Gino Zaccari

FollerauTrentasei anni fa, il 6 dicembre 1977, moriva Raoul Follereau dopo una vita dedicata al servizio dei malati. Uomo di profonde convinzioni cattoliche si fa notare fin da giovane per le sue abilità come poeta e giornalista. Durante un safari in Africa per conto di un giornale francese avviene il suo primo scioccante incontro con la realtà della lebbra, in questa occasione ha la possibilità di vedere per la prima volta il dramma umano di persone sfigurate ed emarginate a causa di questa malattia, in gran parte figlia dell’estrema povertà.

È proprio questo secondo nemico che si accompagna sempre alla lebbra che Follereau cerca di combattere per tutta la vita, sensibilizzando i popoli e i governi contro quelle che lui stesso chiamava le altre lebbre, ovvero l’indifferenza, l’egoismo, l’ingiustizia.
A più riprese chiede ai governi di destinare parte delle spese militari alla cura dei malati di lebbra tra il 1964 e il 1969 anima la campagna “il costo di un giorno di guerra per la pace”, rivolta all’Onu, a cui aderiscono 4 milioni di giovani in 125 paesi.

In decine di scritti e migliaia di conferenze denuncia il grave scandalo dell’egoismo e dell’ipocrisia che porta gli stati a spendere milioni di dollari in armi e a non trovare le poche risorse per sconfiggere la lebbra e la fame che ad essa è legata, chiede ad Eisenhower e Malenkov di dargli ciascuno un aereo da bombardamento, aveva calcolato che col costo di due di questi apparecchi si sarebbero potuti comprare i sulfamidici necessari a curare tutti i malati del mondo, la sua richiesta non venne accolta e come ebbe modo di raccontare nel 1965 in una intervista a Sergio Zavoli, poté amaramente osservare, molti anni dopo, in un deposito militare, 96 b52 in disuso, pronti per la demolizione poiché obsoleti, Follereau racconta: “ce n’erano due ancora cromati e mi sono detto: guarda, i miei due, con il loro prezzo si sarebbero potuti curare i lebbrosi di tutto il mondo”.

Nella sua lunga attività in favore dei lebbrosi è riuscito a guarirne circa un milione, ha percorso due milioni di chilometri e raccolto e distribuito ai malati milioni di dollari, ma la sua opera materiale è sicuramente superata da quella morale, è il suo impegno e la sua grande fede che gli permisero di coinvolgere altri nella sua missione soprattutto giovani, proprio a loro si rivolse nel suo ultimo discorso presso l’Associazione italiana amici di Raoul Follereau tenuto nel 1976 cui tra l’altro disse: “E poi quando avrete delle difficoltà, dei contrasti, ricordatevi che l’importante non è ciò che si raccoglie, ma ciò che si semina, l’importante non è ciò che si è, ma ciò che si soffre. Siate seminatori d’amore, il mondo vi attende e vi reclama. […] Colui che combatte per un ideale, anche se vinto, è invincibile”.

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