Trattenuta del 20% sui bonifici dall’estero, giro di vite del Fisco

di | 17 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

bonificoDal primo febbraio le banche applicano automaticamente ai bonifici dall’estero una ritenuta del 20 per cento. Questo perché tali somme di denaro vengono considerate alla pari di un reddito imponibile: di conseguenza, questo viene tassato, a meno che non vi sia la prova contraria del contribuente.
I bonifici dall’estero presi in considerazione dalla legge sono quelli che riguardano le persone fisiche, gli enti non commerciali (gli enti pubblici e privati diversi dalle società e i trust), le società semplici e quelle equiparate. L’obiettivo di tutto ciò è di aumentare la capacità dell’Agenzia delle entrate di individuare i capitali illeciti, anche se la confusione bancaria è dietro l’angolo.
Ma, come abbiamo detto, esiste il modo per non pagare questo ennesimo balzello. Infatti, per il momento la causale del bonifico non presenta informazioni esaurienti e precise, dunque gli istituti di credito non sanno ancora come regolarsi. In effetti, se l’intermediario non ha avuto alcun incarico sulla riscossione delle somme provenienti dall’estero, allora le informazioni disponibili risultano scarse e insufficienti. In aggiunta, per chi riceve l’accredito nel nostro Paese diventa complicato escludere che il bonifico è un reddito da tassare.
Ancora, le ritenute applicate in maniera errata entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo potranno essere restituite in maniera semplice, anche quando si avrà a che fare con quelle applicate in un momento futuro.
La norma rientra nelle “Disposizioni relative al monitoraggio fiscale” dell’Agenzia delle entrate per combattere l’evasione fiscale. Tuttavia, si paga salvo se non si dimostra il contrario. Siamo quindi all’inversione dell’onere della prova.

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