Torre Annunziata, Del Gaudio chiede una indagine sul mancato scioglimento del Consiglio comunale

di | 6 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

michele-del-gaudioL’ex magistrato e parlamentare Michele Del Gaudio (nella foto) ha scritto un esposto alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per chiedere una indagine sul mancato scioglimento del consiglio comunale per condizionamento camorristico. “Ill.mo Signor Procuratore – scrive l’autore de “La Toga strappata” – il 4 agosto 2011 ho avanzato istanza in tal senso al prefetto di Napoli, il quale ha subito interessato le forze dell’ordine per “ogni utile necessario approfondimento”. Si sono poi aggiunte altre vicende anche dopo le elezioni del 2012, tanto che il ministro dell’Interno ha delegato il prefetto ad esercitare i poteri di accesso ed accertamento”. Dopo l’iter di legge il 7 novembre il ministro ha decretato la conclusione del procedimento “per insussistenza dei presupposti”.

L’ex giudice, però, non si dà per vinto e ricorda che la stampa locale ha pubblicato la notizia, mettendo in evidenza che i commissari si erano espressi per l’epilogo dell’organo assembleare. Inoltre “il 4 marzo scorso il quotidiano Metropolis ha riferito che il sindaco ha ricevuto dalla prefettura due elenchi, uno da comunicare ai consiglieri, uno da tenere segreto, contenenti prescrizioni, raccomandazioni, consigli”. “Senza scomodare la discrezionalità delle autorità competenti, ben diversa dall’arbitrio – taglia corto Del Gaudio, amico personale di don Giuseppe Dossetti e del papà del pool antimafia di Palermo, Nino Caponnetto – sorge il dubbio di divergenze fra relazione commissariale, prefettizia e decreto ministeriale, privo di motivazione, rimessa al richiamo all’atto del prefetto, i cui recenti precetti avvalorano proprio l’ipotesi della posizione sfavorevole da parte dei funzionari”. E qui casca l’asino: “Se fosse vero – si legge nel duro atto di accusa del pacato magistrato, icona della promozione della cultura della legalità tra i banchi di scuola – il prefetto li avrebbe smentiti, sicuramente avvalendosi di ulteriori ed antitetiche indagini, allegate al suo rapporto al dicastero. Se invece non avesse compiuto altre verifiche, avrebbe dedotto l’inverso dagli atti della commissione. Se infine vi si fosse uniformato, optando per lo scioglimento, il ministro o si sarebbe basato su dati in suo possesso differenti da quelli dei commissari, oppure avrebbe deciso in contrasto con gli elaborati prefettizi, pur richiamandoli, senza contraddirli, nel suo provvedimento”. 

“Forse sono solo fantasie – aggiunge – ma sarebbe giusto vanificarle secondo le regole della democrazia. L’interrogativo è preoccupante: il nostro consiglio comunale è condizionato dalla camorra? Dico “è” perché il consesso è sempre lo stesso. Il cambiamento della giunta non può sanare una eventuale, costante e documentata, dipendenza mafiosa. Né può la sostituzione di un assessore assolvere una pressoché intera classe politica. Fra l’altro la prefettura non sembra convinta dell’assenza della piovra, tanto che ha sollecitato pubblicamente provvedimenti di chiaro significato anticamorristico e ne ha custodito altri nella “tasca” del sindaco. Anche questo aspetto è inquietante. Perché segreti? Per ragioni istruttorie? Tanto sconvolgenti da tenere nascosti all’opinione pubblica? C’è comunque un conflitto fra istituzioni?”. Ai suoi ex colleghi Del Gaudio chiede di “accertare gli eventuali reati e punire i colpevoli acquisendo il materiale probatorio, che non può essere negato alla magistratura, salvo l’opposizione del segreto di Stato, apparentemente improponibile nel caso di specie”.

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