Tim, fondo Elliott ha più del 5%, “ma non punta al controllo”

Il fondo americano Elliott ha complessivamente una partecipazione in Tim superiore al 5 per cento. Lo ha comunicato lo stesso Fondo in una lettera agli azionisti spiegando che “Oltre il 3%” del capitale ordinario ci sono anche “strumenti finanziari” che permettono al fondo di possedere complessivamente “un interesse superiore al 5%” delle azioni ordinarie della compagnia telefonica.

“Tim  – si legge nella nota inviata agli azionisti – ha una posizione unica nel mercato italiano ma anche impedimenti alla creazione di valore derivanti dalla leadership di Vivendi. I francesi di Vivendi sono titolari del 24% del capitale ordinario di Tim.   Tre i maggiori problemi: titolo in Borsa sottoperformante, strategie fallimentari, problemi di governance e conflitti di interesse.   Elliott ritiene dunque che sia necessario “un Cda realmente indipendente” sottolineando come “il Fondo non abbia obiettivi di controllo su Tim, ma voglia solamente catalizzare il cambiamento per assicurare che la compagnia sia gestita produrre benefici agli azionisti”.  

Il fondo di fatto chiede la revoca di sei amministratori di nomina Vivendi e l’elezione di suoi sei candidati all’assemblea degli azionisti del 24 aprile.   Oltre al rinnovamento dello governance, Elliot punterebbe alla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie e alla scissione proporzionale della rete, con attribuzione ai soci Telecom delle quote della newco nella quale è destinata la rete che verrebbe quotata.  

Elliott punta a liberarsi del presidente Arnaud de Puyfontaine, dei consiglieri Hervé Philippe e Frédéric Crépin, del vice presidente Giuseppe Recchi, e delle indipendenti Félicité Herzog e Anna Jones. Al loro posto il fondo propone di nominare l’ex ad dell’Enel Fulvio Conti, il direttore finanziario di Salini Impregilo Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi, il banchiere Dante Roscini e l’ex ad di Piaggio e Immsi Rocco Sabelli. Resterebbe al suo posto, invece, l’ad Amos Genish.

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