Terra dei fuochi, perplessità sulla conversione del dl 136/13

di | 16 gennaio 2014 | ambiente | 0 commenti

terra-dei-fuochiOggi a Montecitorio avverrà l’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge del 10 dicembre 2013, n. 136, relativo alle disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate. Vi proponiamo un interessante contributo del dottor Franco Matrone, medico, impegnato da anni sulle questioni ambientali, componente della Rete dei Comitati vesuviani Zero Waste/Rifiuti Zero Campania.

di Franco Matrone*

La conversione del DL 136/13 proposto dal Ministro Orlando in risposta allo scempio dell’inquinamento in Campania e Puglia e particolarmente nella Terra dei fuochi e nell’area di Taranto è alla fase finale. Il travagliato iter prima in commissione ambiente alla Camera e poi all’aula di Montecitorio sta definendo in queste ore una legge che presenta, a nostro avviso, molte luci e qualche ombra. Il dato negativo è senz’altro la conferma dell’art. 3 che apre le porte al possibile uso di 850 unità militari per la repressione dei roghi nella Terra dei fuochi. Militari di cui nessuno dei comitati in campo sentiva la necessità e le cui risorse necessarie andrebbero investite responsabilizzando le amministrazioni locali in videsorveglianza e incremento dell’attività di vigilanza e le forze di polizia ,aumentandone la disponibilità oraria, dotandole dei mezzi di trasporto efficienti e riforniti.

Dare ai Sindaci gli strumenti e le risorse necessarie per il controllo del proprio territorio di competenza in uno con l’attività di intelligence e di coordinamento interforze è la via maestra per stroncare l’illecito smaltimento dei rifiuti speciali alla base dei roghi tossici. Importanti emendamenti sono stati approvati a parziale modifica del DL iniziale, auspicati dalla manifestazione #fiumeinpiena e declinati in proposte concrete dai principali comitati. movimenti e associazioni che da anni si battono contro lo scempio in Campania, e dalla stessa Chiesa locale, che dai vari confronti col Presidente Caldoro e con i parlamentari campani hanno consentito importanti miglioramenti su aspetti chiave del come affrontare il disastro campano e in modo particolare l’#ecocidio che rischia la popolazione dell’area delle provincie di Napoli e Caserta per l’interramento di un numero immane di rifiuti di ogni specie rinvenuti quotidianamente.

Oltre 150 emendamenti integrati al DL originario che consentono di attivare da subito le analisi ai terreni sospetti e alle relative falde, la mappatura dei terreni per distinguere quelli che dovranno essere esclusi dalla produzione agricola ed essere successivamente bonificati, l’istituzione di comitati istituzionali con la partecipazione dell’Università campana oltre che di rappresentanze della cittadinanza attiva, stanziamento di circa 3 milioni e mezzo di euro alla Guardia forestale per rafforzare l’attività specifica di controllo, repressione e sequestro dove necessario, la pubblicazione sui siti  web  degli enti istituzionali competenti e in tempo reale di tutti i dati che fanno riferimento all’attività di monitoraggio, la costituzione di consigli consultivi con le associazioni dei cittadini e le maggiori organizzazioni ambientaliste ed agricole in capo alla regione Campania e agli enti locali, la delega per una legislazione più precisa sul tema della qualità delle acque irrigue necessarie alle opere di caratterizzazione, messa in sicurezza ed eventuale bonifica delle aree contaminate, l’emanazione di un decreto specifico sui livelli di contaminazione dei terreni agricoli, la riproposizione del Progetto Sentieri per le aree SIN/SIR campane per lo studio approfondito in chiave epidemiologica dell’effetto di inquinamenti ambientali sulla salute dei cittadini, l’incremento di screening sanitari specifici definiti dall’ISS di concerto con la regione Campania utilizzando anche medici di medicina generale e le reti territoriali, l’utilizzo dei fondi, delle somme e i beni mobili confiscati alla criminalità organizzata in Campania per essere utilizzati nei processi di bonifica, la definizione di un protocollo per contrastare il pericolo di infiltrazioni della malavita organizzata negli eventuali appalti che potranno essere realizzati per le bonifiche, l’impegno di un percorso legislativo che superi l’utilizzo dei commissari straordinari per un rientro graduale nell’ordinarietà, l’utilizzo degli strumenti di partecipazione per il coinvolgimento degli enti locali e dei cittadini per risolvere i problemi del territorio.

A tutto questo c’è da aggiungere l’auspicato impegno del Ministro Orlando a riconvertire le aree SIR della campania in Siti di Interesse Nazionale (SIN) in capo alle competenze ministeriali, l’impegno del Ministro Lorenzin sull’attivazione da subito in Campania del registro regionale dei tumori e l’approvazione in commissione Giustizia della Camera e a giorni in aula, con voto unanime, di un testo unificato che prevede l’introduzione di due nuovi illeciti nel codice penale: inquinamento ambientale (che sarà punito con reclusione da uno a cinque anni e con multa fino a 100mila euro) e disastro ambientale (punito con reclusione da 4 a 20 anni) in previsione, si spera a breve, di incardinare il reato di Ecocidio. Obiettivamente un grande passo avanti nell’affrontare, come mai in passato, il disastro ambientale in Campania e il rischio che corre la sua popolazione, destinando risorse che, nel prossimo biennio, potrebbero toccare i 50 milioni di euro.

È’ importante ora continuare l’azione di compulsione verso le istituzioni tutte e, nell’attesa delle prossime audizioni in commissione al Senato, dove il DL può ancora essere ulteriormente migliorato esplicitando alcuni aspetti tecnici ancora non ben definiti, occorre concordare da subito una road map di incontri tra comitati e associazioni con la Regione Campania nella veste del Presidente Caldoro e con gli Assessori all’Ambiente e all’Agricoltura, i Sindaci dei territori interessati e tutti i soggetti che potranno avere un ruolo per la definizione di un percorso che vedrà destinare in capo alle competenze regionali e agli enti locali norme legislative, risorse economiche e strumenti operativi che dovranno essere definiti nei minimi dettagli e nel modo più trasparente e partecipato possibile al fine di concentrare tutti gli sforzi comuni per uscire dallo stato in cui mala politica, criminalità organizzata, delinquenza industriale e ignavia civica ha condotto intere aree del paese di cui la Campania ne è la punta più avanzata. Se questa non è la svolta auspicata è certamente un punto di partenza concreto per dotare l’intero paese, a partire dalla tragedia campana, di norme e strumenti a tutela del bene primario della vita, della salute, dell’ambiente e per riqualificare l’indotto agro-economico di tali territori.

*Rete dei Comitati vesuviani Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

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