Telefonata sul decreto banche, Renzi svia: chiedete a De Benedetti

di | 10 gennaio 2018 | attualità, politica | 0 commenti

Ancora una tegola su Matteo Renzi, che in vista delle elezioni del 4 marzo si muove in un campo minato, soprattutto sul fronte banche e politica. Ora, in merito all’insider trading sulle Popolari, minimizza e cerca di sviare.

“Lo chieda a De Benedetti visto che è il suo editore… C’era un’agenzia sul fatto che avremmo fatto quella riforma”. L’ex premier risponde così, a “Circo Massimo” su Radio Capital, a Massimo Giannini che gli chiede della notizia, pubblicata dai giornali, di una telefonata del 16 gennaio 2015 nella quale Carlo De Benedetti parla della riforma delle Banche Popolari con il suo broker – Gianluca Bolengo, della società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti – e dice di aver parlato con l’allora premier (“Mi ha detto che il decreto passa”).

La trascrizione della telefonata di quattro giorni prima del via libera al decreto, registrata sulla base della norma sulle intermediazioni, è stata acquisita della Commissione d’inchiesta sulle banche. Per l’indagine sull’ipotesi di insider trading avviata tre anni fa dalla Procura di Roma su segnalazione della Consob e del suo presidente Giuseppe Vegas, che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli, i pm di Roma hanno chiesto l’archiviazione perché – scrive il Corriere della Sera – sia Renzi che De Benedetti, interrogati, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato da Palazzo Chigi.

Ora il Gip dovrà decidere se accogliere la richiesta della Procura e la vicenda sarà affrontata nella relazione finale della commissione sulle banche. 

Sta di fatto, che all’epoca De Benedetti venne favorito. Infatti, poche ore dopo la chiamata con Bolengo, il broker effettuò gli acquisti sui titoli di sei Popolari poi coinvolte dalla riforma. Per espressa richiesta dell’imprenditore, nessun acquisto riguardò la Popolare di Vicenza, dove un mese dopo entreranno gli ispettori della Bce scoprendo un buco di un miliardo. I titoli vennero rastrellati per conto della Romed, presieduta dall’Ingegnere, il quale con questa operazione incasssò una plusvalenza di 600mila euro.

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