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Enrico Letta cerca visibilità e boccia il voto in due giorni: “Costa 120 milioni”

due giorni elezioniEnrico Letta, chi era costui? Parafrasando il Manzoni, citiamo l’ex premier, che si sbatte “serenamente” per un po’ di visibilità. E lo fa intervenendo sul voto, sempre attaccando il governo di chi gli ha fatto la festa: “Tornare indietro? Voto in due giorni? Costa 120 milioni e tutti votano in un giorno solo. Si eviti questo ulteriore sfregio”. Così Letta, su twitter, ha bocciato la proposta del ministro dell’Interno avanzata ieri in tv.

“Mi sembra giusto che per il referendum di ottobre – che può realizzare la più grande riforma dopo la Costituente – si voti anche il lunedì”, aveva sottolineato Angelino Alfano in un’intervista all’Arena, non escludendo neanche una legge che ripristini sempre i due giorni di voto: “Ne discuteremo”, ha detto.

Fu proprio il governo presieduto da Letta a introdurre nel 2014, tra le varie misure della spending review, il cosiddetto “election day”, il giorno unico per le tornate elettorali. Domenica, in un’intervista a Repubblica, l’ex segretario del Pd aveva definito “insensata” la proposta di Alfano anche perché “dovunque in Europa si vota in un giorno solo”.

Dal canto suo, Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, è di tutt’altro avviso: “Giudichiamo positivamente, lo avevamo chiesto per primi e in tempi non sospetti, la possibilità di votare in due giorni tanto alle elezioni amministrative di giungo quanto al referendum costituzionale del prossimo ottobre”, scrive su Facebook.

Ma, come sottolinea Brunetta, la due giorni è un vano tentativo di limitare i danni: “Peccato che questa incredibile retromarcia di Matteo Renzi sia del tutto strumentale e non sia fatta dal presidente del Consiglio per favorire la democrazia o la partecipazione, ma con il solo scopo, secondo lui, di portare acqua al suo mulino. Il premier ha paura e crede che, votando in due giorni, con una probabile diminuzione dell’astensionismo, il ‘sì’ possa essere favorito. Si sbaglia di grosso. Per di più Renzi, dal ruolo istituzionale che ricopre e che gli dovrebbe imporre maggior equilibrio, tifa partecipazione o astensione in base al tornaconto personale suo e dello sgangherato governo che pro tempore guida. In occasione del referendum sulle trivelle si guardò bene, nonostante gli innumerevoli appelli, a concedere il voto anche nella giornata del lunedì, concorrendo così al non raggiungimento del quorum, decisivo per una consultazione abrogativa. Adesso, in vista del referendum costituzionale di ottobre, cambia completamente atteggiamento e, smentendo se stesso, propone, insieme al suo ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il voto in due giorni. Renzi ha paura di perdere, ha paura di essere bocciato dagli italiani, ha paura di andare a casa”.

“Ma i suoi trucchetti non riusciranno a cambiare il corso della storia – aggiunge l’esponente di FI -. Tutti i sondaggi ormai danno il ‘no’ saldamente in vantaggio. Il trend è completamente cambiato rispetto a qualche mese addietro. L’ultima rilevazione fatta la scorsa settimana da Ixè, istituto diretto da Roberto Weber, ci dice che ad oggi vincerebbe il ‘no’ conquistando il 54%, contro il 46% dei ‘sì’. E il dato attribuito ai contrari a questa ‘schiforma’, aggiungiamo noi, potrà solo crescere nei prossimi mesi. Renzi ha paura. E noi, con il nostro forte e deciso ‘no’ lo manderemo a casa e ripristineremo la democrazia nel nostro Paese”, conclude Brunetta.