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Scissione nel Pd, nasce l’area Orlando-Cuperlo-Damiano

Migranti: Orlando rassicura, decreto rafforza garanzieIeri l’assemblea Pd ha sancito la (quasi) scissione della minoranza, oggi arriva un ultimo tentativo di mediazione. È quello del ministro Andrea Orlando che non esclude una propria candidatura al congresso. Anzi. “Qualunque problema abbia il partito – sottolinea – l’idea che lo si possa risolvere con la scissione è sbagliata: apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi. La responsabilità è di tutti: non si è sedimentata una politica comune”. Quanto alla sua candidatura alla segreteria del partito, Orlando risponde così: “Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza. Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio…”.

Intanto, a quanto si apprende, una riunione, ieri sera, tra Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano ha sancito la nascita di una nuova area dentro il Pd alla luce della quasi certa scissione con la minoranza. I tre esponenti ex ds, che ieri in assemblea hanno caratterizzato i loro interventi all’insegna dell’unità del partito e dell’equidistanza, si sono trovati d’accordo, nella riunione, sulla necessità di un’area larga che avanzi una proposta politica nuova per rifondare il Pd.

La minoranza, dopo l’assemblea, si sarebbe data 48 ore per riflettere per appurare se Matteo Renzi è disposto a fare “una mossa politica vera” per scongiurare la scissione.

Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, non vuole voglio stare “in un partito che sia ‘il partito di Renzi’. Dobbiamo lavorare – ha chiarito – ad un altro soggetto politico con l’intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, un centrosinistra che sia attrattivo che potrà allargare l’area di consenso e di raccolta di voti verso il centrosinistra, anche andando in casa di Grillo.

La maggioranza delle persone ci chiede quali sono i nostri programmi: è il momento di farlo. Proprio poco fa – ha detto – stavo pensando di rispedire la mia tessera alla mia sezione, con una lettera, e andarne a trovare anche il segretario. All’assemblea del Pd è parso evidente che non c’è alcuno spazio e dunque meglio una separazione senza rancori, senza patemi, senza farne un drammone, così potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse. Certo – ha aggiunto – siamo dispiaciuti perché potevano stare insieme se le nostre idee fossero state prese in considerazione. Ma ci è stato detto che non c’è spazio in questo partito. Il governatore della Puglia Michele Emiliano – ha detto ancora Rossi – ha fatto un ultimo generosissimo tentativo e anche Epifani ha proposto “problemi semplici”, ma è stata organizzata una bastonatura andata avanti dalle 10.20 alle 17.45 dopo la replica a Emiliano. Gli italiani – ha detto Rossi – sono stufi di questo tormentone: siamo andati all’assemblea attendendo qualche apertura nella relazione di Renzi e non è stato così. Non abbiamo l’esclusiva della sinistra e non vogliamo averla, ma bastava che Renzi nella sua introduzione prendesse tre delle dieci idee che avevamo proposto anche nell’inziativa del giorno precedente a Roma”. Ciononostante, per Rossi, sarebbe normale che i nuovi gruppi parlamentari dopo la scissione appoggiassero il governo. 

A chi gli chiede se Massimo D’Alema avrà il ruolo di “padre nobile” nella scissione e nella eventuale futura formazione politica, Rossi risponde di essere abbastanza adulto per avere idee proprie e non lasciarsi condizionare. “Nel referendum – ricorda – abbiamo avuto posizioni diverse. D’Alema va preso sul serio quando dice che non intende stare sul fronte, in prima linea, della politica. Quanto a Michele Emiliano, farà quello che crede. La prospettiva – spiega Rossi – è un movimento della sinistra dove ci siano idee diverse. Sta a noi creare le condizioni perchè ciò accada. Con chi? Vediamo quanti, vediamo come tra quelli che non sono stati soddisfatti delle politiche di Renzi”.