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Gratta e Vinci, il monopolio Lottomatica e quel “Fortunato” conflitto di interessi

Qualcuno parla già di “Fortunato” conflitto di interessi. Era il 2009 quando il ruolo di capo di Gabinetto del ministero dell’ Economia e delle Finanze, presieduto da Giulio Tremonti, era occupato da Vincenzo Fortunato, un nome che proprio in questi giorni sta risalendo alla ribalta come papabile candidato a ricoprire quello stesso incarico nel governo giallo-verde targato Conte.

Nel corso degli anni, Fortunato, nel ruolo di capo di Gabinetto, si è visto passare tra le mani molto potere e decisioni importanti, anche perché considerato, almeno secondo alcune voci di corridoio dell’epoca, il braccio occulto del ministro Tremonti, e di conseguenza una persona molto influente e con ampio margine decisionale.

Tra tutte le leggi prodotte dal ministero in quel periodo, sotto gli occhi attenti e vigili di Fortunato, ce ne fu una in particolare nel 2009 che tutt’oggi  è di grande attualità: quella che, tra le altre cose, disponeva la gara per il “Gratta e Vinci” in modalità multi-concessione e destinata ad un massimo di quattro operatori. In quell’occasione si presentò alla gara solo Lottomatica che si aggiudicò quindi la concessione, fermo restando che alla scadenza (a fine 2019) avrebbero nuovamente potuto aggiudicarsela fino a quattro diversi operatori.

Con una decisione che ha sorpreso tutti, nel dicembre 2017 e cioè due anni prima della scadenza, la concessione è stata rinnovata, senza alcuna nuova gara e fino al 2028 a Lottomatica. Ovviamente la cosa non è passata inosservata: i potenziali interessati hanno fatto immediatamente ricorso al Tar Lazio e l’udienza è prevista a inizio luglio.

Ed ecco che il nome dell’ex capo di Gabinetto, finita la sua esperienza a a via XX Settembre, ricompare sotto le vesti di avvocato. Vincenzo Fortunato viene infatti ingaggiato come difensore di quella stessa società che nel 2009 aveva vinto la gara indetta dal ministero dell’Economia e cioè la “solita” Lottomatica.

Il conflitto di interesse sembra essere dietro l’angolo e si paventa ancor di più se si considera che la richiesta fatta dall’importante e imponente cliente é quella di vincere la battaglia legale contro la Sisal, concessionaria anch’essa del gioco d’azzardo conosciuta ai più per il Superenalotto e il Win for Life, che, attendeva la scadenza del contratto di concessione dei Gratta e Vinci per poter a sua volta aggiudicarsi una delle quattro concessioni previste dalla legge del 2009. E’ storia recente che Sisal lo scorso novembre si è  fatta avanti con un’offerta economica allineata a quella di Lottomatica, opponendosi quindi all’ingiustizia del rinnovo in regime di sostanziale mono-concessione e senza alcuna procedura di selezione, opposizione che, almeno fino ad ora, non ha ottenuto i risultati sperati perché Lottomatica, grazie ad una decisione scellerata (….e fortemente contestata sia in Parlamento che nello stesso Pd) presa dal governo Gentiloni, ha ottenuto un rinnovo in automatico senza alcuna gara per la concessione  dei “Gratta e Vinci” fino al 2028. Un “regalo” da circa 4 miliardi di Euro all’operatore controllato dal gruppo DeAgostini.

Ora, tutto questo fa sorgere spontaneamente alcune domande: come può chi in quegli anni (2009) aveva avuto un ruolo così importante al Mef nel predisporre la famosa norma sul gioco d’azzardo e in particolare sul “Gratta e Vinci”, trovarsi oggi a difendere addirittura la stessa parte in causa? Non sarebbe stato pù corretto e trasparente non assumere questo incarico che potrebbe essere inteso come una “pressione” psicologica nei confronti dei giudici del Tar Lazio che il 4 luglio dovranno prendere una decisione sulla questione? Non sarebbe meglio oggi fare un passo indietro e lasciare che la discussione al Tar resti nell’ambito di un confronto giuridico che consenta, senza interventi di stampo extragiudiziale, di chiarire torti e ragioni?