Sviluppo economico e crescita, serve più Europa. Ma diversa…

di | 14 ottobre 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su Sviluppo economico e crescita, serve più Europa. Ma diversa…

di Ettore Bonalberti*

UeNel suo intervento sul recente voto di fiducia una delle questioni più importanti toccate dal presidente Enrico Letta è stata quella di un nuovo approccio ai temi di politica economica da parte dell’Unione europea.  Non più una strategia fondata sull’obiettivo esclusivo della stabilità di bilancio quanto, piuttosto, una nuova visione in termini di crescita e occupazione.

Il gap creatosi tra regioni del Nord e dell’area mediterranea se continuasse nei termini attuali determinerebbe inevitabilmente la rottura dell’area dell’euro e, con essa, probabilmente, se non la fine dell’Unione europea, sicuramente una diversa organizzazione del complesso e sin qui disfunzionale ircocervo politico istituzionale. Non a caso tendono a prevalere in molti degli stati europei le spinte antiunitarie e nazionalistiche, tanto che un eventuale referendum europeo oggi sulla conservazione dell’UE rischierebbe fortemente un esito avverso all’unità europea.

Eredi della migliore tradizione dei padri fondatori di ispirazione democratico cristiana non crediamo che la via da intraprendere sia l’uscita dall’Unione europea, quanto piuttosto quella di un di più di Europa, ma secondo regole e istituzioni diverse da quelle sin qui mal costruite da Maastricht in poi.

Con il professor  Giuseppe Guarino da tempo condividiamo la sua anali sui mostriciattoli regolamentari seguiti al trattato di Maastricht, spesso in palese conflitto con lo stesso trattato, così come con il Professor Paolo Savona la tesi della necessità di predisporre un piano B di salvataggio estremo nel caso saltasse la fragile e disfunzionale costruzione dell’euro.

È ormai consapevolezza diffusa che le regole del turbocapitalismo finanziario dominanti a livello globale fanno aggio sull’incongruente sistema euro, sin qui a esclusivo vantaggio dell’economia tedesca e del nord Europa; un vantaggio che nel medio-lungo termine finirà con lo scontrarsi con le strategie americane orientate alla svalutazione del dollaro e a un controllo delle possibile derivate inflazionistiche e in netta concorrenzialità con le politiche della Kanzlerin tedesca.

Gli effetti di questa situazione li stanno subendo i cittadini di una vasta area mediterranea e, per quanto riguarda l’Italia, un ceto medio sempre più impoverito e a forte rischio di rappresentanza. Non si capirebbe, altrimenti, la disaffezione e l’abbandono del voto e i risultati del M5S che sono l’effetto di una crisi sistemica tra le più rilevanti della storia repubblicana. Da tempo meditiamo su questa situazione che, in più occasioni, abbiamo definito anomica e foriera di  una possibile rivolta sociale.

Con l’amico Nino Galloni,  responsabile del dipartimento economia e finanza dell’associazione “ Democrazia cristiana”, autore di un recente libro assai interessante: “ Chi ha tradito l’economia italiana? Euro,salvarsi senza svendersi– Roma Ed. Riuniti 2012), abbiamo condiviso il suo “pentalogo”: cinque punti per lo sviluppo e la piena occupazione che sono così riassumibili:

  1. Netta separazione tra i soggetti che operano sui mercati finanziari speculativi e le banche che devono assicurare il credito ordinario alle imprese ed alle famiglie (questo è il primo punto che comporta tassi di interesse il più possibile bassi – le banche non guadagnano solo sulla differenza tra interessi attivi e passivi, ma soprattutto sull’acquisizione di somme dai mutuatari e dai prenditori – in quanto la principale garanzia per le banche stesse è la solidità e non la catastrofe del debitore);
  2. Ripristino della sovranità monetaria degli Stati che la possono anche delegare ma non cancellare (quindi, o l’euro completa il suo percorso attuale – che si è differenziato dopo il 2011 dal progetto originario – per favorire lo sviluppo, i grandi investimenti infrastrutturali e gli ammortizzatori sociali oppure è meno peggio ritornare alle valute nazionali)
  3. Politica del debito pubblico finalizzata a ridurre il peso interessi sulla spese: offerta di titoli a breve termine con tassi entro il 2 per cento e acquistabili anche con titoli a più lungo termine, spostamento del debito fuori dal perimetro dello Stato con la formazione di un fondo di garanzia alimentato conferendo il patrimonio in uso alle pubbliche amministrazioni; valorizzazione del patrimonio pubblico mediante affitti da utilizzare per ridurre il debito (a regime si libereranno oltre 80 miliardi di euro all’anno che sono la differenza tra il gettito fiscale e quanto lo Stato e gli enti locali restituiscono all’economia);
  4. Riposizionamento dello Stato tra l’illegalità che deve essere colpita con il massimo della forma e l’irregolarità che va affrontata e risolta attraverso la operazione tra cittadini e funzionari in un’ottica di amicizia con le istituzioni che, nei possibili conflitti tra lettera e spirito della legge, devono essere messe nella condizione di poter scegliere quest’ultimo (si tratta di un passaggio fondamentale per la democrazia anche ai fini della rapidità nelle autorizzazioni e nelle procedure in genere);
  5. Promozione di tutte quelle tecnologie per l’energia, l’alimentazione dei mezzi di trasporto e lo smaltimento dei rifiuti che garantiscono emissioni novice nei limiti delle normative in vigore, emissioni genotossiche (cancerogene) zero , minimizzazione dei costi (questo è l’aspetto più importante e difficile del programma perché, oltre ad avvicinare la piena occupazione, implicherebbe il rivoluzionamento degli attuali assetti geopolitici a livello internazionale e la negazione dell’intesa tra delinquenza e classe politica a livello locale/nazionale).

Nel prossimo convegno della nostra associazione approfondiremo queste proposte, che vorremmo potessero diventare elementi condivisi di una piattaforma programmatica di tutte le componenti  politico culturali che si rifanno al popolarismo europeo e che decideranno di presentarsi unite alle prossime elezioni europee.

*Associazione politica “Democrazia cristiana”, giornalista e saggista

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