Squinzi: tagliare subito il cuneo fiscale e creare nuovi posti di lavoro

di | 11 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

SquinziGiorgio Squinzi, presidente di Confindustria, è sicuro: l’intervento più urgente per la ripresa è un taglio del cuneo fiscale. “È il fattore che più ci penalizza – dice in una lettera aperta al “Corriere della Sera” – rispetto alle economie avanzate”. Ma sui soldi derivanti dal taglio delle tasse promesso dal premier Matteo Renzi, il numero uno degli industriali è scettico: “Meglio avere un lavoro che qualche decina di euro in più in tasca”.

Renzi ha annunciato un taglio da dieci miliardi, che dovrebbe essere messo a punto nel Consiglio dei ministri previsto per domani e che dovrebbe sgravare dai prelievi le buste paga fino ai 1.500 euro. Ma la riduzione del cuneo fiscale avrebbe, secondo il leader di Viale dell’Astronomia, effetti molto più significativi: aiuterebbe l’occupazione e rilancerebbe la competitività delle imprese.

Nella lettera al “Corriere”, Squinzi ricorda che se anche “i numeri sembrano migliori di qualche trimestre fa, di crescita vera e propria non possiamo ancora parlare. La ripresa, se viaggerà a questi ritmi, sarà purtroppo lentissima. Per crescere sul serio e stabilmente nel tempo dobbiamo fare poche cose ed efficaci”.

Insomma, secondo Squinzi, il governo Renzi non si sta muovendo nella direzione giusta. Per crescere davvero bisogna abbattere i costi delle imprese, dice il presidente degli industriali, rendendoli paragonabili a quelli dei concorrenti. E quindi, abbattere il cuneo fiscale, “il fattore che più ci penalizza rispetto alle economie avanzate. Più di 35 punti di svantaggio competitivo rispetto alla Germania sono un abisso che non possiamo pensare di colmare facendo leva sulla nostra creatività e fantasia”.

E non è questione di fare un favore alla nostra categoria, continua Squinzi, perché tagliare il costo del lavoro aiuterebbe gli occupati e anche i disoccupati. Poi, lancia una provocazione: “Sarebbe interessante chiedere agli italiani se vogliono un lavoro o qualche decina di euro in più in tasca”.

Squinzi chiede poi “poche regole, rigorose e comprensibili per fare impresa”. Servono forme contrattuali chiare, semplici, flessibili, in entrata e in uscita. Non ne servono di nuove. Serve invece, avverte, togliere “i pesi e le complicazioni inutili della riforma Fornero”.

Non basta la spending review, serve anche una “regulation review che rimuova le troppe norme che generano costi, tempi, ruoli, poteri inutili. Che alimentano caste e corruzione. L’imprenditore non può passare il suo tempo sul codice civile o con gli avvocati”. Serve insomma una cosa sola: ridare competitività al Paese. E, dopo aver perso un quarto della produzione industriale, bisogna fare scelte che vadano “dritte all’obiettivo”. Meno costo del lavoro, regole più semplici, pagare ciò che si compra. Solo così, dice Squinzi, si ridarà fiducia al Paese che produce per andare avanti.

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