Spese pazze, in cella due consiglieri regionali della Sardegna

di | 6 novembre 2013 | politica | 0 commenti

sede-regione-sardegnaLe indagini a tappeto sull’utilizzo in libertà dei fondi assegnati dai Consigli regionali ai gruppi politici non smettono di riservare sorprese. Questa mattina due consiglieri della Sardegna sono finiti in manette con l’accusa di peculato: si tratta di Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, ora alla guida di “Sardegna è già domani”, e di Carlo Sanjust. Nei loro confronti sono stati emessi due ordini di custodia cautelare in carcere per il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Nucleo di polizia giudiziaria del Tribunale di Cagliari. Diana è stato condotto nel carcere di Oristano mentre Sanjust è finito nella casa circondariale di Cagliari Buoncammino. Le misure cautelari si inseriscono nell’ambito dell’inchiesta bis sul presunto uso illecito dei fondi ai Gruppi in Consiglio regionale nella scorsa legislatura. Negli ultimi giorni erano stati perquisiti casa e ufficio dei due consiglieri.

Secondo la teoria della pubblica accusa l’ex capogruppo del Pdl in Consiglio regionale della Sardegna Mario Diana avrebbe acquistato con i soldi destinati alle attività politico-istituzionali dei gruppi, preziosi volumi per 55 mila euro e penne Montblanc per circa 20 mila euro. Sanjust deve, invece, spiegare come ha speso 23mila euro di fondi che, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato per il suo matrimonio e altri 27mila euro per organizzare corsi di formazione. In questo, come in tutti i casi del genere, vale il principio della presunzione di innocenza. Anzi ci auguriamo che i due esponenti politici siano in grado di dimostrare la conformità alla legge delle loro azioni.

Resta, tuttavia, il dato della enorme mole di denaro pubblico finito nelle casse delle forze politiche, senza che gli organi politici deputati al controllo ponessero finire a comportamenti palesemente inaccettabili, come il doppio rimborso di 50 centesimi chiesto da un consigliere regionale dell’Emilia Romagna per utilizzare il bagno pubblico di una stazione ferroviaria o quello relativo ad un asciugacapelli o all’acquisto di biancheria intima.

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