Spending review, Upi: il 60% della spesa viene dalle amministrazioni centrali

di | 24 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

upi_logoLe Province fanno le pulci alla spending review, difendendo la categoria. La spesa pubblica “è fortemente centralizzata, concentrata per il 60% nelle amministrazioni centrali e solo per l’1% nelle Province e l’8% nei Comuni; le Regioni a Statuto speciale costano a ogni cittadino dieci volte di più di quelle ordinarie”: è quanto risulta dal dossier dell’Unione delle Province d’Italia, “Riformare le istituzioni locali, le cifre reali di un percorso”, aggiornato al marzo 2014, che verrà inviato al governo e al Parlamento.

Il mancato processo del federalismo, si legge nel documento, “ha fatto aumentare la spesa centrale di cento miliardi di euro e quella regionale di quasi 40 miliardi di euro”; il costo delle società partecipate e degli enti strumentali in un anno di tagli drammatici ai bilanci degli enti locali, è aumentato di oltre un miliardo.

“È da questi numeri – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – che si può e si deve partire per operare quella razionalizzazione della spesa pubblica che tutti sentiamo come indispensabile e da cui si devono trovare i risparmi necessari per assicurare risorse per i servizi ai cittadini. Anche a partire dalle cifre vere sul costo degli organi istituzionali, che confermano che tagliando la politica provinciale si colpisce la spesa inferiore: gli organi delle province infatti nel 2013 sono costati 1 euro e 31 centesimi l’anno a cittadini, quelli delle Regioni invece 13 euro e 95 centesimi”.

Ma anche nelle Regioni, spiega Saitta, ci sono grandi differenze: mentre quelle a statuto ordinario per la sola spesa corrente costano in media a ogni cittadino 426 euro l’anno, quelle a statuto speciale arrivano a 4 mila 960 euro, oltre 10 volte di più. “Una differenza che si riscontra anche analizzando le spese dl personale: quella delle Regioni a statuto ordinario – sottolinea il leader delle Province – dal 2010 al 2012 è scesa dello 0,7%, mentre quella delle Regioni a statuto speciale è cresciuta del 38%. Nello stesso periodo la spesa per il personale delle Province è diminuita dell’11% e quella dei Comuni del 5,2%. E vale la pena ricordare che il personale delle Regioni costa in media il 20% in piu’ di quello dei Comuni e delle Province”.

Ma i dati su cui secondo Saitta “è urgente richiamare l’attenzione di governo e Parlamento sono soprattutto quelli sulle società partecipate, i cui costi in un solo anno, mentre Province e Comuni subivano tagli drammatici, sono aumentati di oltre un miliardo, passando dai 7,4 miliardi del 2012 agli 8,4 miliardi del 2013. Su questi costi occorre intervenire con urgenza, razionalizzando e semplificando per operare la vera spending review di cui abbiamo bisogno e destinare le risorse a coprire le misure a sostegno del reddito e a favore dei servizi ai cittadini, dal piano per l’edilizia scolastica al fondo contro il dissesto idrogeologico. Altrimenti, se non si parte dai dati certi, questa – conclude Saitta – sarà solo una operazione di comunicazione”.

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