Spending review, il governo prende tempo

di | 18 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

spendingIl governo prende tempo. Il piano sulla spending review circolato in queste ore “è una bozza e non la versione definitiva” del documento preparato dal commissario Carlo Cottarelli. Lo precisa una fonte di Palazzo Chigi avvertendo che “il governo deve ancora fare le sue scelte”.
Anticipato ieri dal quotidiano Il Tempo, il piano prevede risparmi pari a sette miliardi nel 2014, 18,1 nel 2015 e 33,9 nel 2016. Dei sette indicati per quest’anno, Cottarelli ha già detto di considerare “effettivi” solo tre miliardi, perché il primo trimestre è di fatto già trascorso, e tradurre gli obiettivi di risparmio in legge richiede tempo.
Il documento pubblicato dal quotidiano romano suggerisce di incidere anche sulla spesa pensionistica e indica tre misure: un prelievo temporaneo sugli assegni probabilmente più alti, l’aumento a 42 da 41 anni del requisito contributivo per le donne e una stretta sulle pensioni di guerra.
I proventi teorici ammonterebbero a quasi due miliardi nel 2014, ma giovedì 13 marzo Matteo Renzi ha escluso interventi, dicendo che “per i pensionati non cambia niente”.
Un altro elemento critico è che la bozza fornisce obiettivi di risparmio al lordo dei “possibili effetti sulle entrate”. Un esempio è la minore Irpef dovuta al taglio di 500 milioni annui sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici.
Citando la bozza, Il Tempo ricorda che “una parte rilevante dei risparmi di spesa andrebbe a riduzione del deficit, non della tassazione, soprattutto nel 2015 e nel 2016”.
Ma, come è noto, il problema è che quasi un quarto dei 34 miliardi complessivi dovrà garantire gli impegni previsti dalla legge di Stabilità. Per la precisione 488,4 milioni nel 2014, 4,4 miliardi nel 2015 e 8,9 miliardi nel 2016.
Non mancano le reazioni dalle parti sociali. “Nemmeno l’ombra di una piano strategico per la Pa. La soluzione è sempre la stessa: blocco del turn-over, questa volta totale, anche se avvolto in un alone di mistero sulla durata e l’estensione, ed esuberi, questa volta 85 mila, ma comunque in assenza di chiarezza sulla platea di riferimento. Non intravediamo la svolta buona”, scrive Rossana Dettori, segretaria generale della Fp-Cgil.

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